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RISTORO’: SI CERCA DI CAMBIARE PELLE

RISTORO

Comunicato alla Stampa

Il trasferimento di ramo d’azienda dalla Ristorò alla cooperativa sociale Quadrelle 2001 è nullo: alla concertazione con i sindacati non è stata invitata la CUB e non sono stati indicati i motivi della cessione.

Si apprende dalla stampa che la società Ristorò ha incontrato nei giorni scorsi i sindacati Cisl, Uil, Ugl e Cigl  per la concertazione relativa alla cessione alla coop. Quadrelle 2001 della parte di azienda  concernente la preparazione dei pasti per i bambini delle scuole di Benevento e per anziani e disagiati psichici della provincia.

Tale concertazione è nulla perché la ditta della famiglia Barretta contrariamente a quanto previsto dall’art. 47 della legge 428 del 1990 non ha invitato anche la CUB-  Confederazione Sindacale di Base, regolarmente costituita ed attiva presso la Ristorò, e non ha comunicato formalmente i “motivi della cessione del ramo di azienda”.

Infatti, secondo quanto riportato dalla stampa, la famiglia Barretta si è limitata ad indicare che la cessione avviene a seguito di una campagna denigratoria dell’associazione Altrabenevento che avrebbe indotto il Comune di Benevento e la ASL a sospendere il servizio. Questa è una motivazione ridicola che ai sensi della citata legge, non può costituire valido motivo per la cessione del ramo di azienda. Se la Ristorò si sente diffamata, deve rivolgersi al magistrato penale e non pensare di far subentrare altri per partecipare comunque alla prossima gara di appalto per la mensa scolastica di Benevento.

Sarebbe interessante, a tal proposito, leggere il Capitolato che il comandante Moschella non si decide a pubblicare per comprendere quali sono i casi di esclusione per le ditte partecipanti.

La CUB, che ha denunciato pubblicamente gli abusi della Ristorò ed ha difeso i lavoratori e gli utenti del servizio, mentre altri sindacati difendevano la famiglia Barretta, non permetterà che la “cessione del ramo di azienda” diventi solo un modo per la Ristorò di cambiare pelle.

Benevento, 13 luglio 2015

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

RISTORO’: IL GIUDICE DEL LAVORO REINTEGRA LA LAVORATRICE LICENZIATA PERCHE’ SI NEGO DI TESTIMONIARE CONTRO LE COLLEGHE.

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Il Giudice del Lavoro annulla il licenziamento della dipendente della Ristorò che non aveva voluto testimoniare contro una collega accusata di aver fotografato in cucina pentole indecenti.

Con la sentenza n. 1818/2015 emessa ieri 25 giugno, il Giudice del Lavoro, dott.ssa Claudia Chiarotti ha ordinato alla società Ristorò la immediata reintegra della lavoratrice Lucia Izzo nel suo posto di lavoro presso il centro di cottura del servizio di mensa scolastica, condannando la ditta al pagamento di una indennità pari all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento, 11 febbraio 2015, ad oggi e al pagamento delle spese processuali.

Si tratta di una decisione importante che rende in parte giustizia alla dipendente della Ristorò la quale, al pari di altre lavoratrici, non si è messa la coscienza sotto i piedi, raccontando cosa succedeva veramente nelle cucine della ditta Ristorò. La signora Lucia Izzo non si è piegata neppure quando ha dovuto prendere atto, con amarezza, che il suo sindacato, la CISL, non l’ha mai né tutelata né sostenuta. Noi della FLIACA Uniti CUB abbiamo sostenuto Lucia dal primo momento e la ringraziamo per la fiducia che ci ha dato.

Attendiamo adesso le decisioni del Giudice del Lavoro sui licenziamenti di altre due dipendenti “infedeli” della Ristorò, e le conclusioni delle indagini della Procura della Repubblica sul servizio per la somministrazione dei pasti ai bambini delle scuole materne ed elementari della città. 

FLAICA UNITI CUB BENEVENTO

Anche l’ASL di Benevento sospende i servizi della Ristorò

La FLAICA CUB di Benevento pubblica il comunicato della rete sociale dove si comunica la sospensione del servizio mensa gestito della Ristorò anche presso l’Asl per gli anziani e sofferenti psichici.

La notizia ormai è di dominio pubblico: l’Asl di Benevento ieri sera ha sospeso fino al 30 maggio il servizio mensa per anziani e sofferenti psichici ospiti nelle proprie strutture. Da lunedi prossimo, dunque, non verranno serviti loro i pasti della Ristorò: la ditta che, aggiudicatasi questa gara d’appalto, è riuscita ad andare avanti come un treno, di proroga in proroga, nonostante critiche, proteste e lamentele. Ed è proprio questa  la vera notizia di oggi su cui riflettere: su come sia stato possibile fermare questo treno apparentemente inarrestabile nella sua corsa per distribuire una “cosa” che la burocrazia si ostinava a definire “cibo”, ma che le persone alle quali era destinato continuavano a giudicare “immangiabile”.  Ebbene è stato possibile perché la protesta è riuscita a coagularsi: e la parte attiva, democratica, onesta e avanzata della società civile del Sannio è riuscita a fare “rete” per difendere i propri diritti. Le associazioni Altrabenevento e Rete Sociale, infatti, che hanno denunciato e documentato le ragioni della protesta, hanno dato sponda e sostegno a una larga fetta dell’opinione pubblica: alle mamme degli alunni riunite in Comitato; ad alcuni medici del Dipartimento di Salute Mentale che – di fronte all’inerzia del suo vertice – si sono assunti la responsabilità di definire “malsano” questo cibo per anziani e malati; ai (pochi) funzionari Asl schieratisi apertamente contro le posizioni di (troppi) funzionari  “ambigui”; a una stampa attenta – sia a Benevento che fuori – che ha sostenuto la necessità di sospendere il servizio. Ed è in questo contesto che il Commissario dell’ Asl Gelsomino Ventucci, fra burocrati neghittosi e società civile, ha fatto la scelta di campo: con il senso pratico del buon padre di famiglia, non si è limitato a controllare sulle carte che “tutto era a posto”, ma è andato a controllare di persona a Morcone e Puglianello; ha assaggiato il cibo direttamente dalle vaschette monouso della Ristorò; e ha incrociato gli sguardi riconoscenti di chi finalmente gustava un “pasto normale” come quello provocatoriamente offerto dalla Rete Sociale.

In questo modo, dunque,  la “realtà vera” di pietanze senza sapore né odore, stracotte e sballottate per ore sulle strade del Sannio – che pure era da anni sotto gli occhi di tutti – è riuscita a prevalere sulla “realtà virtuale” costruita dai burocrati. I quali fino all’ultimo si sono ostinati a difendere con cavilli, tabelle e norme di vario genere,  i “requisiti” di una “roba” che sulla carta li aveva tutti: tranne il requisito della “gradevolezza” che consente a un “cibo” di essere definito tale. E’ chiaro che c’è anche dell’altro: ma su questo sta indagando la magistratura per capire se la ragnatela di cavilli burocratici sia stata tessuta grazie anche a complicità, mancati controlli e corruzione. Ma oggi il merito di avere bucato questa ragnatela è di quella società civile che dappertutto difende il diritto-dovere di controllare ciò che le appartiene: cioè la “spesa pubblica”;  difende i diritti di chi dovrebbe usufruirne ma non ha la forza di farlo: come bambini, anziani, malati; difende il diritto di “combattere” in prima persona senza chiedere aiuto, con il cappello in mano, ai vecchi arnesi della “politica del territorio” spesso invischiati nella stessa ragnatela dei burocrati; difende quei politici di “nuova generazione” – che ci è capitato di incontrare in questa battaglia – che anziché “occupare” le istituzioni, le utilizzano veramente a favore dei cittadini.

Certo la partita “Cittadini contro burocrati” – per ora vinta 1 a zero – non è finita. Ma ciò che conta, è che la squadra c’è ed è pronta ad accogliere nuovi giocatori. Per cui se qualcuno intende assegnare il nuovo appalto della mensa con i vecchi metodi, sappia che stavolta non c’è gente disposta a ingoiare per anni bocconi amari…

La Rete Sociale

“Licenziati pretestuosamente due lavoratrici della Ristorò perché non si sono mai messi la coscienza sotto i piedi”

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Comunicato alla stampa

“Licenziati pretestuosamente due lavoratrici della Ristorò perché non si sono mai messi la coscienza sotto i piedi”

La Ristorò ha licenziato due dipendenti iscritte alla Flaica CUB che non hanno taciuto sulla scandalosa gestione del servizio di mensa scolastica.

Due signore dipendenti della Ristorò, la società che gestisce il servizio di mensa scolastica per conto del Comune di Benevento (adesso sospeso) sono state licenziate per motivi ridicoli e chiaramente strumentali.

La prima, allontanata dal lavoro ieri, 23 aprile, è accusata di aver assunto un “comportamento aggressivo” nei confronti dell’amministratore della società nel momento in cui le contestava di aver fumato fuori dalla mensa e fuori dall’orario di lavoro perché in tal modo avrebbe potuto “contaminare” il centro di cottura. La contestazione è ridicola perché la produzione dei pasti era da tempo terminata, le cucine stavano per essere ripulite e quindi non si poteva “contaminare” alcunchè. In realtà la signora è accusata di aver raccontato l’episodio degli insetti nella “pasta e ceci” e la presenza di zolfo nei locali attigui alle cucine che avrebbe potuto “contaminare” i pasti per i bambini. La seconda, licenziata oggi, è accusata di aver diffuso le foto delle pentole indecenti con le quali si cucinava la pasta per gli scolari. L’accusa era stata preparata con tanto di testimonianza scritta che la Ristorò voleva far firmare ad un’altra dipendente che però si è rifiutata e per questo motivo è stata anch’essa licenziata due mesi fa, mentre un’altra è stata sospesa dal servizio per aver messo “Mi piace” su Facebook ad un articolo di Altrabenevento sui salari da fame pagati ai dipendenti mentre il socio ingegnere percepisce migliaia di euro al mese e pure la Cassa Integrazione. Nonostante la mancata “testimonianza” la ditta della famiglia Barretta ha deciso comunque di non accettare le giustificazioni della dipendente accusata di aver fotografato le pentole lerce e piene di incrostazioni e quindi di licenziarla perché in tal modo spera di terrorizzare i dipendenti  che proprio in questi giorni sono chiamati a riferire alla Procura della Repubblica di Benevento ciò che sanno sullo scandaloso servizio di mensa scolastica.

La FLAICA CUB a livello territoriale e nazionale assisterà e sosterrà fino in fondo i dipendenti del servizio di mensa scolastica che non si sono messi la propria coscienza sotto i piedi e presenterà nei prossimi giorni alla magistratura un esposto-denuncia sui metodi di gestione del personale da parte della famiglia Barretta e dell’amministratore   della Ristorò.

Benevento, 24 aprile 2015

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

 

comunicato stampa Due licenziamenti

RISTORO’ , La verità più volte denunciata dalla FLAICA comincia a venire fuori.

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«Qui vengono confezionati pasti
per bambini tra vermi e zolfo»

Antonio Crispino /Corriere.it

L’ultima contestazione disciplinare è datata 12 febbraio 2015. La dipendente ha commesso l’errore di andare su Facebook. Da casa, non durante l’orario di lavoro. E di aver cliccato due volte “Mi piace” a un post e relativo commento critici nei confronti dell’azienda per la quale lavora: la Ristorò. È una società che dal 2009 si occupa della mensa scolastica di circa 1600 bambini (l’ultimo appalto comunale ha avuto un costo di due milioni di euro per un anno). Testualmente, nella contestazione aziendale l’amministratore unico Mariarosaria Favino scrive: «… con grande stupore apprendevo che tale commento riceveva la Vostra approvazione con l’ulteriore “Mi piace”. Vista la gravità del suesposto comportamento, ritenuto riprovevole, irrispettoso e palesemente contrario ai principi di correttezza… la scrivente resta in attesa di esaminare le giustificazioni… (altrimenti, ndr) si vedrà costretta ad adottare il provvedimento disciplinare più idoneo». È andata bene.

Perché un’altra dipendente è stata licenziataper essersi rifiutata di accusare una collega. Per l’azienda non era una collega qualsiasi, ma una dipendente che si era permessa di scattare delle foto. Che foto? Scolapasta, pentole, recipienti utilizzati per cucinare pasti ai bambini di 14 scuole di Benevento. Nel vedere gli scatti si resta allibiti. Il grande scolapasta, ad esempio, è incrostato di calcare, tanto da sembrare il cestello di una vecchia lavatrice. Ci sono segni evidenti di ruggine. «Lavoro nella cucina di quella società da dieci anni – ci dice Lucia Izzo, la cuoca che non ha voluto incolpare la collega -. Le garantisco che per cucinare si usavano quelle pentole e anche di peggiori. Ho visto cose da voltastomaco. Infatti mia figlia non l’ho mai fatta mangiare a mensa, nonostante ci lavorassi io».

L’inverno scorso però si verifica un problema in cucina: in uno dei pasti le cuoche segnalano la presenza di insetti e vermi. La conferma ci arriva non da una delle dipendenti licenziate o sanzionate (che a torto o a ragione potrebbero serbare del rancore nei confronti degli imprenditori). Ma da una cuoca che attualmente lavora lì: «C’erano insetti ovunque in quella pasta e ceci. Ricordo che li mostrammo più volte al cuoco ma lui fece finta di niente. Continuò a imbustare e confezionare i pasti per gli alunni della Materna. Insistemmo in gruppo. Non si poteva consegnare una cosa del genere. Erano troppi gli insetti, non qualcuno qua e là. Alla fine i proprietari decisero prima di buttarla nell’umido poi di farla sparire, avevano paura di un controllo a sorpresa».

Una ricostruzione che l’azienda ha sempre smentito, parlando piuttosto di problemi di cottura («i ceci erano crudi») che avrebbero reso indigesti i legumi, mai della presenza di insetti. Lo spiega Gianluigi Barretta, che si definisce funzionario e socio della Ristorò. Una società a responsabilità limitata di cui è direttrice Rossana Porcelli (nel 2002 fu arrestata con il marito Vincenzo Barretta per nove milioni di euro di fatture false. Pena patteggiata). La Porcelli è la mamma di Gianluigi che, appunto, risulta socio e dipendente. Al punto che quando nel 2014 la società chiede la cassaintegrazione ne beneficia anche il figlio. Nei due anni precedenti aveva dichiarato un reddito di 92mila e 61mila euro. Ma va detto che Gianluigi Barretta è anche un ingegnere molto stimato dalla Giunta comunale che nel 2009 lo nomina componente della Commissione edilizia del Comune di Benevento (esperto di «problemi edilizi locali»). Gli chiediamo: È sicuro che nessun pasto con vermi o insetti sia mai stato confezionato? Magari solo messo nelle vaschette e poi buttato? «Assolutamente no. Mai preparata la pasta e ceci e assolutamente mai confezionata».

A smentire le sue dichiarazioni, però, è una fonte importante che riusciamo a rintracciare: colui che quella sera ebbe l’ordine di far sparire i pasti contaminati. L’operaio ci fa la cronistoria di quel giorno, racconta la telefonata di Barretta, l’invito a raggiungerlo in azienda per «un lavoro di dieci minuti». Quale? «Disse che bisognava far sparire i pasti in cui c’erano gli insetti e andava fatto prima che venissero a controllare. Così feci. Alle 5,00 del mattino seguente li andai a buttare in un vecchio stabilimento».
Lo stabilimento di cui parla l’operaio è la vecchia sede della Ristorò, poco distante dall’attuale, nella zona industriale, abbandonata dopo un incendio. Gli chiediamo di indicarci il posto preciso dove ha occultato le vaschette con gli alimenti. Ci porta alla vecchia centrale di depurazione delle acque. Prima solleva la porta di lamiera di una vasca e poi scoperchia un pozzo profondo 3-4 metri. Sul fondo si vedono galleggiare bustoni neri. Ne tiriamo su qualcuno con un’asta per i ponteggi che troviamo nei paraggi. Lo rovesciamo. Saltano fuori decine di vaschette confezionate, imbustate, con tanto di etichetta adesiva applicata sopra su cui è scritto inequivocabilmente : «Pasta e ceci». E la data: 13 dicembre 2014. Proprio quella pasta e ceci che per l’azienda non sarebbe mai stata preparata.

Mentre raccogliamo tutto, l’operaio ci racconta anche di un carico di zolfo ‘ripulito’ in seguito a una precisa denuncia. «C’erano quintali di zolfo accanto alla mensa, un capannone ufficialmente appartiene alla Rossana Immobiliare ma di fatto è sempre la stessa famiglia – ricostruisce Gabriele Corona, dell’associazione ‘AltraBenevento contro il malaffare’ -. Lì si producevano fitofarmaci da zolfo. Un pannello di cartongesso di un centimetro e mezzo separava lo zolfo dal locale dove confezionano i pasti». «Per smaltire tutto lo zolfo dovetti fare cinque viaggi con i furgoni della Ristorò, quelli che usano per trasportare il cibo ai bambini. In totale riempii dieci cassoni, senza protezioni. Infatti alla fine mi sentii male, mi usciva sangue dal naso» aggiunge l’operaio. Ne troviamo ancora traccia all’interno di casse di plastica bianche che hanno una capienza di tre quintali ciascuno.

Intanto le famiglie che hanno fatto richiesta di mensa scolastica si sono dimezzate. «Il calo è dovuto alla qualità scadente dei pasti e lo documenteremo in un dossier» annuncia la segreteria generale della Cgil di Benevento Rosita Galdiero.
Per la Ristorò, invece, sarebbe la conseguenza di una ‘campagna mediatica’. Per dimostrarlo, i vertici organizzano visite guidate per genitori e insegnanti. Partecipiamo anche noi, senza dare preavviso. Accade che quando chiediamo di controllare con più attenzione alcuni particolari, come la provenienza delle materie prime o la pulizia dei forni, cominciano ad andare di fretta. Le porte dei forni si chiudono rapidamente, tirano fuori i pacchi di legumi dagli scatoloni e in un paio di secondi li rimettono dentro. Mentre riprendiamo con la telecamera le etichette dei surgelati ci spengono la luce (la direttrice giustifica con la paura che la temperatura nelle celle possa salire ma non capiamo cosa c’entri con la luce). Come se ci fosse qualcosa da nascondere. Ma è la stessa Porcelli a fare chiarezza: «Qui lei sta a casa mia e se permette le dico io cosa fare».

Al comune di Benevento hanno affidato a una commissione ( Servizi sociali) la questione «appalto mensa» e quindi il corretto operato dell’azienda. Ma tra i suoi componenti spunta un certo Nino Fiore, consigliere del Pd, che è anche un dipendente della Ristorò, ossia la ditta che dovrebbe controllare. E, guarda caso, pare che proprio sulla questione mensa la commissione non abbia mai lavorato. «Da tre anni e mezzo che siedo in quella commissione non è mai arrivato sui nostri tavoli qualcosa che riguardasse la Ristorò» conferma Mario Zoino, consigliere comunale eletto in maggioranza e ora nel Gruppo misto, componente della stessa commissione. E’ un medico. E ribadisce: «La qualità di quei pasti è scadente, anzi alcuni prodotti non sono idonei all’alimentazione di un bambino. In più oggi non sarei in grado di mettere la mano sul fuoco sull’integrità di quei pasti».

Sulla carta però sembra tutto in regola. Compresi i controlli. Giuseppe Moschella è a capo della Polizia Municipale e della Protezione Civile da circa un anno. Il sindaco lo ha nominato anche a capo della struttura Servizi al cittadino. Che si occupa, tra l’altro, della mensa. Ci dice che da quando c’è lui ha fatto/ordinato almeno un controllo a settimana. Ma non ricorda il numero, non sa quando. Si ricorda però di controllare noi. Alla fine dell’intervista. «Non mi ha fatto nemmeno una domanda che interessava a me, a casa mia… La prossima volta concordiamo le domande altrimenti non la ricevo. Gli altri giornalisti così fanno, lei mi sta sorprendendo» dice visibilmente irritato.
Poi scatta dalla sedia e prima che andiamo via ci chiede il tesserino: «Mi faccio una fotocopia». Sorvoliamo. Per sapere quanti controlli sono stati fatti ci informa che occorre una richiesta scritta. Ma non sa se può darcene una copia. Ci consiglia di chiedere alla ditta che i controlli li ha ricevuti, ossia la stessa Ristorò. Così facciamo. In ditta ci mostrano solo tre verbali: quelli di Asl, Arpac e Carabinieri del NAS.
«Ne abbiamo anche un altro dei vigili – dicono in azienda -. Gliela faremo avere via email». Non arriverà niente.

«Abbiamo prove certe e documentate che quei controlli sono tutti pilotati – ribadisce senza indugi Galdiero della Cgil -. Abbiamo verificato che In ditta conoscono per tempo le date dei controlli. Presto denunceremo tutto». Di certo c’è che tutti i controlli che ci mostrano hanno data successiva agli «interventi di bonifica» ordinati dall’operaio in nero. A supporto di quello che denuncia la segretaria locale della Cgil registriamo i racconti di chi lavora o ha lavorato in questi anni alla Ristorò. Tutti, anche senza ricevere una domanda specifica, riferiscono di come venissero allertati uno o due giorni prima delle ispezioni «per sistemare quello che non andava». In molti accettano di parlarci ma solo coperti da anonimato. Si respira un forte clima di paura. Che va oltre il rischio di perdere il posto di lavoro.

CLOSE DAY DELLA RISTORO’

RISTORO

Conferenza stampa, mercoledì 25 marzo alle 15.30

Conferenza stampa congiunta tra Altrabenevento e FLAICA CUB Benevento

• le diverse violazioni al contratto per il servizio di mensa scolastica;
• le bugie della Ristorò, le distrazioni e le coperture degli organi preposti ai controlli;
• la sceneggiata degli ‘Open day’ e i giornalisti che non hanno voluto approfondire la vicenda;
• l’ignavia di quasi tutti i dirigenti scolastici e gli insegnanti;
• le punizioni per i dipendenti che hanno conservato la dignità;
• le peripezie del Sindaco e dell’amministrazione comunale che mercoledì non potranno più rinviare la rescissione del contratto con la Ristorò.

Sono invitati:
– i giornalisti, quelli che si sono occupati dello scandaloso servizio della mensa scolastica, quelli che hanno fatto finta di niente e quelli che hanno sempre giustificato la ditta Ristorò;
– la società, i componenti della famiglia Barretta-Porcelli e i relativi servitori e sostenitori;
– i dipendenti della Ristorò e i relativi rappresentanti sindacali;
– i genitori dei bambini delle scuole materne ed elementari della città di Benevento;
– le associazioni degli utenti e dei consumatori;
– gli insegnanti e i dirigenti scolastici;
– la dottoressa Ersilia Palombi, nutrizionista dell’Asl, e i suoi superiori;
– i tecnici dell’Arpac;
– il Sindaco di Benevento, Fausto Pepe, e i componenti della Giunta comunale;
– il capogruppo del PD, on. Giovanni Zarro, per rendersi conto delle bugie della ‘ufficialità’ e delle verità della ‘non ufficialità’;
– il consigliere comunale Roberto Capezzone, l’unico ad aver presentato un’interrogazione alla quale nessuno ha risposto;
– i consiglieri comunali Izzo, Zoino M., Fiore, Tanga, Miceli, Zollo, Molinaro, De Nigris, Ambrosone, Quarantiello, Orlando e Caputo, presenti alla discussione sul servizio mensa scolastica nel consiglio comunale del 10 marzo;
– i consiglieri comunali Orrei, Collarile, Palmieri, Fioretti, De Minico, De Pierro, De Rienzo, Lanni, Varricchio, Cangiano, Zoino F., Tibaldi, Lauro, Pasquariello, Trusio, Picucci e Pocino, assenti al consiglio comunale del 10 marzo;
– il segretario generale del Comune, in qualità di referente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione;
– i rappresentanti delle forze dell’ordine e della polizia giudiziaria (tranne il comandante Moschella), ai quali consegneremo il ‘corpo del reato’.

LA RISTORO’ DA TRE MESI NON PAGA I CONTRIBUTI AI DIPENDENTI E DA 10 MESI NON RICONOSCE GLI AUMENTI CONTRATTUALI.

FLAICA 1

Perchè non se ne accorgono CGIL, CISL, UIL e il comandante Moschella?

Nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso i proprietari della Ristorò, la società che gestisce il servizio di mensa scolastica del Comune di Benevento, hanno avuto la faccia tosta di affermare che il punto di forza dell’azienda sono i lavoratori che però vengono malpagati e terrorizzati. Non abbiamo potuto replicare direttamente e tempestivamente a queste assurde dichiarazioni perchè anche a noi è stato impedito di partecipare a quell’incontro con i giornalisti, nonostante la ditta avesse in precedenza annunciato il confronto aperto anche ai sindacati. Vogliamo quindi far notare adesso la Ristorò ha sospeso dal servizio una dipendente accusata, in modo assurdo, di aver introdotto “furtivamente” in cucina un grosso pentolone vecchio e pieno di incrostazioni, di averlo fissato a terra su un bruciatore, fotografato e poi fatto sparire. Un’altra dipendente è stata licenziata perchè non ha voluto testimoniare contro la collega ingiustamente accusata e un’altra ha ricevuto una contestazione disciplinare per aver messo “Mi piace” ad un post su Facebook di Altrabenevento con il quale si spiega che mentre 54 dipendenti percepiscono un salario da fame, il figlio della signora Porcelli-Barretta riceve uno stipendio altissimo e percepisce pure la cassintegrazione.
Anche questo succede alla Ristorò ad opera di quei vertici aziendali e dei soci proprietari della struttura, che hanno organizzato il tour della mensa ripulita dopo le polemiche.
Succede anche che ai dipendenti, “punto di forza” del’azienda, la Ristorò non sta pagando i contributi INPS da novembre 2014 e cioè da tre mesi. La società non ha non ha pagato neppure gli aumenti contrattuali scattati a maggio 2014.
Tali inadempienze non vengono denunciate da CGIL-CISL e UIL e neppure dal Comune di Benevento. Eppure l’articolo l’art. 13 del Capitolato Speciale di Appalto prevede espressamente che la ditta deve versare regolarmente i contributi e “applicare integralmente tutte le norme contenute nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro”. Come mai il comandante della Polizia Municipale Moschella il quale continua ad assicurare che tutto è in regola, non si accorge di queste violazioni al contratto che proprio lui ha firmato come Dirigente comunale?
Benevento 02/03/2015
FLAICA Uniti CUB Benevento