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QUADRELLE 2001: Strana assunzione nell’appalto della mensa scolstica

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Comunicato alla Stampa

Situazione Mensa Scolastica

Comunicato stampa del 12 Febbraio 2016

La Quadrelle 2001 ha sospeso dal servizio 15 dipendenti per “boicottaggio” in mensa. Una addirittura era in grado di far diventare di nuovo crudo il pollo cotto tre ore prima.  Nessuna forza politica e nessun sindacato confederale protesta. Il Comune di Benevento e la ditta di Quindici, si sostengono a vicenda.

Il factotum della cooperativa Quadrelle 2001, Salvatore  Balestrieri da titolo incerto,  che ha in appalto la mensa scolastica di Benevento, ha spiegato in una conferenza stampa di aver sospeso dal servizio quindici dipendenti  solo perché sono iscritte alla Confederazione Unitaria di Base, il sindacato maggioritario in quella azienda. Dice Balestrieri  che tali lavoratrici lo hanno boicottato perché tutti i disservizi della mensa, e sono tanti, sarebbero da attribuire al “gruppo CUB”. Ha fatto pure qualche esempio, “difforme confezionamento delle vaschette” e poi la “restituzione di pollo crudo” da parte di una scuola dove lavora come “addetto mensa” una dipendente CUB.  Quella signora andava in servizio alle 11 del mattino, aspettava l’arrivo del furgone con i pasti, apriva le vaschette e con una magia malefica faceva diventare crudo il pollo che era stato cotto quattro ore prima.

In realtà Balestrieri confessa che tali dipendenti sono state sospese perché, secondo lui, hanno boicottato la Ristorò in affari con la Quadrelle 2001, costringendola alla chiusura. Il factotum della società di Quindici dopo aver preannunciato la vittoria dinanzi al TAR per l’appalto di cinque anni, dopo aver preannunciato i risultati dell’ARPAC sull’amianto, è sicuro che la magistratura alla fine della lunga indagine in corso, stabilirà che la famiglia Porcelli- Barretta è stata effettivamente vittima di una congiura di Altrabenevento, del giornalista del Corriere della Sera, del sindacato CUB e delle mamme di diverse scuole.

Nessuno commenta questi comportamenti, i partiti e i movimenti politici tacciono e soprattutto l’amministrazione comunale fa finta di niente. Quelle dipendenti sono state minacciate ed insultate anche davanti ai giornalisti, non hanno ricevuto il salario, non risultano neppure pagati i contributi INPS e il Comune di Benevento fa finta di niente.  Per tali gravi violazioni il Capitolato di Appalto prevede la rescissione immediata del contratto, ma il Comune di Benevento fa finta di non vedere e non sapere, nonostante le diffide e i documenti che abbiamo inviato.  Il sindaco Fausto Pepe e il dirigente Angelo Mancini si limitato ad annunciare  la nuova gara di appalto per tre mesi, ma non spiegano se il Comune intende costituirsi al TAR per contrastare la pretesa di Quadrelle 2001 di vedersi affidato il servizio mensa per i prossimi cinque anni.  Vorremmo anche sapere dal sindaco e dal Mancini se sono a conoscenza di una strana assunzione effettuata dalla Quadrelle 2001 agli inizi di dicembre. Già allora  la ditta annunciava la necessità di ridurre il personale in servizio per carenza di pasti, ed invece all’improvviso ha assunto una nuova dipendente. Perché? Chi l’ha segnalata?

Benevento 12/02/2016

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

Il servizio di mensa scolastica a Benevento è scandaloso, lavoratori minacciati

MENSA BENEVENTO

Comunicato alla Stampa

Situazione Mensa Scolastica

Comunicato stampa del 29 gennaio 2016

Il servizio di mensa scolastica a Benevento è scandaloso, le autorità di controllo fanno finta di non vedere e non sapere. La Quadrelle 2001, spalleggiata da CISL e CGIL licenzia o minaccia i lavoratori iscritti alla CUB che continuano a non mettersi la coscienza sotto i piedi. 

 

La cooperativa  Quadrelle 2001 è stata autorizzata a produrre pasti per bambini nel centro di cottura della Ristorò in contrada ponte Valentino dove è già stata accertata la dispersione di fibre di amianto con esami effettuati da un laboratorio privato e consegnati sia al comando di Polizia Municipale e alla ASL che adesso fa finta di non sapere. I dipendenti sono costretti a lavorare senza riscaldamento, non hanno il contratto di lavoro, non hanno percepito per intero le mensilità attuali ed arretrate. Il datore di lavoro che non rispetta le norme sulla sicurezza e gli obblighi salariali si preoccupa invece di fare in modo che le informazioni sui tempi di cottura dei pasti (tre ore prima del consumo) e le condizioni igieniche sanitarie non siano conosciute da parte degli utenti come se non fosse un diritto da parte dei genitori, utenti del servizio pubblico. La Quadrelle 2001, spalleggiata dai delegati sindacali di CISL e CGIL, minaccia i lavoratori iscritti al sindacato CUB che non si mettono la coscienza sotto i piedi ed ha avviato il licenziamento di una dipendente che ha trovato nel magazzino una confezione di pasta, non cucinata, già scaduta nonostante il servizio sia cominciato da poco più di un mese.

Da un falso profilo facebook vengono inviati insulti e minacce al presidente di Altrabenevento e ai genitori che si permettono di pretendere certezze sulla qualità del servizio. Il tizio che confessa di utilizzare un falso nome, bene informato anche sui verbali dei NAS conosciuti dal direttore dell’azienda e pochi fedelissimi, si definisce dipendente della mensa, ex iscritto della CUB che sarebbe stato pagato da Altrabenevento per far trovare ai carabinieri un anno fa le famose vaschette con la pasta e ceci con i vermi e che, stranamente solo oggi si decide a parlare. Si tratta di una assoluta falsità accompagnata da minacce di stampo camorristico a Benevento, città che gli amministratori continuano a definire “tranquilla e civile” e che invece fa registrare livelli elevati di corruzione anche sul servizio di mensa scolastica

Tuteleremo i lavoratori iscritti a questa organizzazione sindacale e smaschereremo i funzionari pubblici e gli amministratori corrotti in attesa che anche la magistratura concluda le indagini in corso su questo delicato servizio pubblico che deve essere difeso e riqualificato.

Benevento 29/01/2016

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

 

comunicato stampa 88

Mensa Benevento: come era d’aspettarsi di pagare i lavoratori non se ne parla proprio

MENSA BENEVENTO

Comunicato alla Stampa
La mensa in mano a Moschella sempre più incerta. Scaricabarile tra Ristorò e Quadrelle per il pagamento degli stipendi arretrati.
E’ cominciato l’anno scolastico ma è sempre più incerto il servizio di mensa per i bambini delle scuole materne ed elementari di Benevento. Di sicuro non comincerà neppure il primo ottobre, come previsto da Capitolato speciale di Appalto preparato dal Dirigente Giusepe Moschella.
Infatti scade il 4 ottobre il termine per presentare le offerte da parte delle ditte interessate che però dovrebbero accollarsi anche il costo per ristrutturare il centro di cottura comunale e adeguare le scuole alla possibilità di “scodellamento” cioè la preparazione dei pasti senza l’uso di vaschette in plastica sigillate. L’importo dei lavori non è irrisorio (800 mila euro) e non si comprende quale commissione dovrebbe valutare le proposte e sulla base di quali parametri, considerato che manca il progetto esecutivo delle opere a farsi e delle apparecchiature da installare.
La gara così formulata da Moschella lascia con il fiato sospeso anche i dipendenti che hanno lavorato negli ultimi dieci anni, al servizio mensa scolastica con la Ristorò la quale, dichiarandosi vittima di una “ingiustificata e quotidiana campagna mediatica denigratoria e persecutoria, ordita e premeditata dall’associazione Altrabenevento” invece di attendere giustizia dal Tribunale, ha ceduto il ramo di azienda “ristorazione collettiva”, compreso 49 dipendenti, alla Cooperativa Sociale Quadrelle 2001 di Quindici, provincia di Avellino, con un atto notarile del 20 luglio scorso.
La società avellinese non ha pagato nulla per acquisire il ramo di azienda dal valore di 633.534,41 euro (avviamento commerciale ed attrezzature del centro cottura di Ponte Valentino, senza la proprietà dell’immobile che rimane alla famiglia Barretta-Porcelli), perché si è accollata i debiti della Ristorò che assommano alla stessa cifra (€ 180.000 debiti verso l’erario, più € 270.000 per TFR ai lavoratori, più € 183.534,41 debiti verso i fornitori).
Tra i debiti verso i “fornitori” indicati nell’allegato “H”all’atto notarile, risultano solo € 20.000 per il pagamento delle quattordicesime mensilità ai dipendenti, ma non risultano i debiti per i due stipendi arretrati e le integrazioni contrattuali non pagati, benché in sede di consultazione con CGIL, CISL, UIL e UGL, la Ristorò e la Quadrelle 2001 avevano precisato che “la cessione del ramo di azienda comporterà l’accollo da parte della cessionaria ( Quadrelle 2001) di tutte le posizioni debitorie verso i dipendenti…”
Per questo motivo, la CUB che non intende partecipare al “gioco delle parti” di Ristorò e Quadrelle 2001 ha dato mandato al proprio legale di preparare i decreti ingiuntivi con i quali i lavoratori chiederanno al giudice di condannare ambedue le società “in solido” a pagare tutti gli arretrati dovuti.
Il segretario nazionale
Marcelo Amendola

APPALTO MENSA SCOLASTICA BENEVENTO, COSA C’E SOTTO?

MENSA BENEVENTO

Benevento, 12 agosto 2015

 

Ing. Fausto Pepe

Sindaco di Benevento

 

Dott.ssa Paola Galeone

Prefetto di Benevento

 

 

 

Oggetto:  Servizio mensa scolastica. Pericolo gara deserta e riduzione dei posti di lavoro.

 

Il 22 luglio scorso, a Palazzo Mosti nel corso di un apposito incontro le ricordammo che la ditta aggiudicataria dell’appalto è tenuta, per contratto nazionale, ad assumere tutto il personale precedentemente utilizzato se la prestazione richiesta dal Comune è la stessa indicata nel precedente  Capitolato 2013-2015. Per questo motivo le chiedemmo di prevedere 1.600 pasti al giorno, gli stessi indicati nell’ultimo contratto tra Ristorò e Comune di Benevento, anziché 1.250 come scritto, incomprensibilmente, nella bozza del Capitolato predisposto dal dirigente Moschella.

Infatti, anche il Fondo di spesa previsto dal predetto dirigente consentiva almeno 1.350 pasti. Le consegnammo i calcoli e le facemmo pervenire successivamente una nota firmata da tutti i sindacati con la richiesta di modifiche al Capitolato con la indicazione di 1.600 pasti. Lei ci aveva assicurato una risposta in tempi brevi che invece non abbiamo avuto.

Leggendo il Capitolato definitivo pubblicato ieri sul sito dell’Ente, notiamo che i pasti previsti rimangono 1.250 senza alcuna motivazione. Il dato è ancora più incomprensibile se si considera che il fondo spesa è aumentato a 5.183.585 euro iva compresa (al netto degli oneri per la sicurezza) per cinque anni di servizio. Basta dividere tale fondo per 750 giorni di mensa in cinque anni (150 all’anno da ottobre a maggio, considerando cinque giorni a settimane e le festività) per il costo di 5 euro per ogni pasto, per verificare che sarebbero possibili almeno 1.400 pasti.

Perché  ne avete previsti solo 1.250 se il fondo ne consente almeno 150 in più? Perché il 22% del personale deve rischiare il posto di lavoro per una vostra previsione sbagliata e comunque misteriosa, cioè non motivata? Volete che i dipendenti rimangano in uno stato di incertezza magari per raccomandarsi politicamente-sindacalmente in occasione delle prossime elezioni amministrative?

In una recente dichiarazione a Gazzetta di Benevento, il comandante Moschella spiegava che bisogna prevedere 1.250 pasti perché se si dovessero ridurre del 40%, scendere cioè sotto quota 750, il Comune dovrebbe pagare una penale alla ditta. Il comandante si mostrava convinto che i pasti reali chiesti dagli utenti saranno al massimo proprio 750 perché più o meno tanti sono stati nei mesi scorsi.

Ciò vuol dire che non avete alcuna intenzione di recuperare la fiducia dei cittadini dopo lo scandaloso disservizio che si è concluso con la sospensione dell’incarico alla Ristorò? Sapete già che i genitori non si fidano e quindi avrete una riduzione drastica delle prenotazioni? A questo aspirate per risparmiare un po’ di soldi?

Ma allora sapete pure che la gara andrà deserta!

Infatti, la ditta aggiudicataria, per il prezzo di 5 euro a pasto, da ribassare, deve garantire qualità eccellente e poi effettuare a suo carico lavori per 800 mila euro, per attrezzare le scuole per lo scodellamento dei pasti e ristrutturare il centro di cottura da cedere al Comune.

Ma quanto si guadagna per ogni pasto?

Considerato il possibile ribasso a 4,50 euro per pasto, tolti i costi del lavoro, i prodotti alimentari e l’Iva, rimane circa la terza parte, cioè 1,50 euro a pasto. Se i pasti saranno effettivamente 750, come sostiene Moschella, allora la ditta “guadagnerà” poco più di mille euro al giorno che moltiplicati 750 giorni di mensa in cinque anni non arrivano alla spesa di 800 mila euro per i lavori nelle scuole e nel centro di cottura.

E’ lecito quindi immaginare che  la gara possa andare deserta e in tal caso che succede agli inizi di ottobre quando, di certo, il comune sarà costretto a trovare una soluzione per garantire il servizio già prenotato da 500-600 persone? Il Comune affiderà il servizio a trattativa privata a ditta di fiducia per un solo anno senza i lavori per lo scodellamento e il centro cottura comunale? Magari a quella  ditta che è subentrata alla Ristorò che dopo le polemiche è uscita di scena cedendo il ramo di azienda?

Di certo l’amministrazione comunale potrebbe in tal modo risparmiare la metà del fondo previsto da spendere in altro modo sotto elezioni, la ditta incaricata avrebbe un bell’utile senza costosi lavori, ma metà molti dipendenti rimarrebbero senza lavoro.

Noi non consentiremo mai questo disastro!

 

 

Amendola Marcelo

Segreteria Nazionale

FLAICA UNITI CUB

lettera al sindaco di Benevento

MENSA BENEVENTO: UN NUOVO CAPITOLO DELLA SAGA CONTRO I LAVORATORI

MENSA BENEVENTO

 

Comunicato alla Stampa

Moschella e la CGIL hanno concordato un capitolato di appalto per la mensa che non garantisce i posti di lavoro

 

Al termine dell’assemblea unitaria del 21 luglio, il Sindaco assicurò che il Comune avrebbe inserito, nel capitolato di appalto per la mensa, la clausola di salvaguardia scritta dai sindacati. Il giorno dopo ho inviato personalmente all’amministrazione comunale di Benevento una PEC con il testo della clausola di salvaguardia sottoscritto anche dalla CISL e dalla UIL. Contestualmente abbiamo insistito affinché il numero dei pasti previsti fosse lo stesso degli anni precedenti, cioè 1600 al giorno. Solo in questo modo, cioè “a parità di servizio”, la ditta che vince l’appalto rimane concretamente obbligata ad assumere tutti i lavoratori che finora hanno prestato servizio per la mensa scolastica.

Abbiamo notato, invece, che nel capitolato pubblicato sul sito del Comune il testo della clausola di salvaguardia non è quello proposto unitariamente da CUB, CISL e UIL, che rappresentano certamente la maggioranza dei lavoratori della ex-Ristorò. Da indiscrezioni giornalistiche apprendiamo che il testo inserito dal comandante Moschella sarebbe quello proposto dalla CGIL, che nella mensa è certamente un sindacato minoritario.

Moschella, inoltre, prevede 1250 pasti al giorno invece di 1600 e questo mette oggettivamente a rischio una parte dei posti di lavoro. Anche questa scelta sarebbe stata concordata tra Moschella e la CGIL.

Abbiamo compreso da molti segnali che il Comune non vuole recuperare la fiducia dei cittadini dopo il disservizio dell’ultimo anno, perché gli fa comodo servire pochi pasti in modo da risparmiare sul fondo preventivato. Non abbiamo capito invece qual è l’interesse della CGIL ad opporsi alle richieste della maggioranza dei lavoratori per sostenere la posizione di Moschella e quindi rischiare il licenziamento di una parte dei dipendenti.

Per quello che ci riguarda consideriamo certamente illegittime molte parti del capitolato e di conseguenza lo impugneremo nelle sedi idonee.

 

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

Anche l’ASL di Benevento sospende i servizi della Ristorò

La FLAICA CUB di Benevento pubblica il comunicato della rete sociale dove si comunica la sospensione del servizio mensa gestito della Ristorò anche presso l’Asl per gli anziani e sofferenti psichici.

La notizia ormai è di dominio pubblico: l’Asl di Benevento ieri sera ha sospeso fino al 30 maggio il servizio mensa per anziani e sofferenti psichici ospiti nelle proprie strutture. Da lunedi prossimo, dunque, non verranno serviti loro i pasti della Ristorò: la ditta che, aggiudicatasi questa gara d’appalto, è riuscita ad andare avanti come un treno, di proroga in proroga, nonostante critiche, proteste e lamentele. Ed è proprio questa  la vera notizia di oggi su cui riflettere: su come sia stato possibile fermare questo treno apparentemente inarrestabile nella sua corsa per distribuire una “cosa” che la burocrazia si ostinava a definire “cibo”, ma che le persone alle quali era destinato continuavano a giudicare “immangiabile”.  Ebbene è stato possibile perché la protesta è riuscita a coagularsi: e la parte attiva, democratica, onesta e avanzata della società civile del Sannio è riuscita a fare “rete” per difendere i propri diritti. Le associazioni Altrabenevento e Rete Sociale, infatti, che hanno denunciato e documentato le ragioni della protesta, hanno dato sponda e sostegno a una larga fetta dell’opinione pubblica: alle mamme degli alunni riunite in Comitato; ad alcuni medici del Dipartimento di Salute Mentale che – di fronte all’inerzia del suo vertice – si sono assunti la responsabilità di definire “malsano” questo cibo per anziani e malati; ai (pochi) funzionari Asl schieratisi apertamente contro le posizioni di (troppi) funzionari  “ambigui”; a una stampa attenta – sia a Benevento che fuori – che ha sostenuto la necessità di sospendere il servizio. Ed è in questo contesto che il Commissario dell’ Asl Gelsomino Ventucci, fra burocrati neghittosi e società civile, ha fatto la scelta di campo: con il senso pratico del buon padre di famiglia, non si è limitato a controllare sulle carte che “tutto era a posto”, ma è andato a controllare di persona a Morcone e Puglianello; ha assaggiato il cibo direttamente dalle vaschette monouso della Ristorò; e ha incrociato gli sguardi riconoscenti di chi finalmente gustava un “pasto normale” come quello provocatoriamente offerto dalla Rete Sociale.

In questo modo, dunque,  la “realtà vera” di pietanze senza sapore né odore, stracotte e sballottate per ore sulle strade del Sannio – che pure era da anni sotto gli occhi di tutti – è riuscita a prevalere sulla “realtà virtuale” costruita dai burocrati. I quali fino all’ultimo si sono ostinati a difendere con cavilli, tabelle e norme di vario genere,  i “requisiti” di una “roba” che sulla carta li aveva tutti: tranne il requisito della “gradevolezza” che consente a un “cibo” di essere definito tale. E’ chiaro che c’è anche dell’altro: ma su questo sta indagando la magistratura per capire se la ragnatela di cavilli burocratici sia stata tessuta grazie anche a complicità, mancati controlli e corruzione. Ma oggi il merito di avere bucato questa ragnatela è di quella società civile che dappertutto difende il diritto-dovere di controllare ciò che le appartiene: cioè la “spesa pubblica”;  difende i diritti di chi dovrebbe usufruirne ma non ha la forza di farlo: come bambini, anziani, malati; difende il diritto di “combattere” in prima persona senza chiedere aiuto, con il cappello in mano, ai vecchi arnesi della “politica del territorio” spesso invischiati nella stessa ragnatela dei burocrati; difende quei politici di “nuova generazione” – che ci è capitato di incontrare in questa battaglia – che anziché “occupare” le istituzioni, le utilizzano veramente a favore dei cittadini.

Certo la partita “Cittadini contro burocrati” – per ora vinta 1 a zero – non è finita. Ma ciò che conta, è che la squadra c’è ed è pronta ad accogliere nuovi giocatori. Per cui se qualcuno intende assegnare il nuovo appalto della mensa con i vecchi metodi, sappia che stavolta non c’è gente disposta a ingoiare per anni bocconi amari…

La Rete Sociale

RISTORO’ , La verità più volte denunciata dalla FLAICA comincia a venire fuori.

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«Qui vengono confezionati pasti
per bambini tra vermi e zolfo»

Antonio Crispino /Corriere.it

L’ultima contestazione disciplinare è datata 12 febbraio 2015. La dipendente ha commesso l’errore di andare su Facebook. Da casa, non durante l’orario di lavoro. E di aver cliccato due volte “Mi piace” a un post e relativo commento critici nei confronti dell’azienda per la quale lavora: la Ristorò. È una società che dal 2009 si occupa della mensa scolastica di circa 1600 bambini (l’ultimo appalto comunale ha avuto un costo di due milioni di euro per un anno). Testualmente, nella contestazione aziendale l’amministratore unico Mariarosaria Favino scrive: «… con grande stupore apprendevo che tale commento riceveva la Vostra approvazione con l’ulteriore “Mi piace”. Vista la gravità del suesposto comportamento, ritenuto riprovevole, irrispettoso e palesemente contrario ai principi di correttezza… la scrivente resta in attesa di esaminare le giustificazioni… (altrimenti, ndr) si vedrà costretta ad adottare il provvedimento disciplinare più idoneo». È andata bene.

Perché un’altra dipendente è stata licenziataper essersi rifiutata di accusare una collega. Per l’azienda non era una collega qualsiasi, ma una dipendente che si era permessa di scattare delle foto. Che foto? Scolapasta, pentole, recipienti utilizzati per cucinare pasti ai bambini di 14 scuole di Benevento. Nel vedere gli scatti si resta allibiti. Il grande scolapasta, ad esempio, è incrostato di calcare, tanto da sembrare il cestello di una vecchia lavatrice. Ci sono segni evidenti di ruggine. «Lavoro nella cucina di quella società da dieci anni – ci dice Lucia Izzo, la cuoca che non ha voluto incolpare la collega -. Le garantisco che per cucinare si usavano quelle pentole e anche di peggiori. Ho visto cose da voltastomaco. Infatti mia figlia non l’ho mai fatta mangiare a mensa, nonostante ci lavorassi io».

L’inverno scorso però si verifica un problema in cucina: in uno dei pasti le cuoche segnalano la presenza di insetti e vermi. La conferma ci arriva non da una delle dipendenti licenziate o sanzionate (che a torto o a ragione potrebbero serbare del rancore nei confronti degli imprenditori). Ma da una cuoca che attualmente lavora lì: «C’erano insetti ovunque in quella pasta e ceci. Ricordo che li mostrammo più volte al cuoco ma lui fece finta di niente. Continuò a imbustare e confezionare i pasti per gli alunni della Materna. Insistemmo in gruppo. Non si poteva consegnare una cosa del genere. Erano troppi gli insetti, non qualcuno qua e là. Alla fine i proprietari decisero prima di buttarla nell’umido poi di farla sparire, avevano paura di un controllo a sorpresa».

Una ricostruzione che l’azienda ha sempre smentito, parlando piuttosto di problemi di cottura («i ceci erano crudi») che avrebbero reso indigesti i legumi, mai della presenza di insetti. Lo spiega Gianluigi Barretta, che si definisce funzionario e socio della Ristorò. Una società a responsabilità limitata di cui è direttrice Rossana Porcelli (nel 2002 fu arrestata con il marito Vincenzo Barretta per nove milioni di euro di fatture false. Pena patteggiata). La Porcelli è la mamma di Gianluigi che, appunto, risulta socio e dipendente. Al punto che quando nel 2014 la società chiede la cassaintegrazione ne beneficia anche il figlio. Nei due anni precedenti aveva dichiarato un reddito di 92mila e 61mila euro. Ma va detto che Gianluigi Barretta è anche un ingegnere molto stimato dalla Giunta comunale che nel 2009 lo nomina componente della Commissione edilizia del Comune di Benevento (esperto di «problemi edilizi locali»). Gli chiediamo: È sicuro che nessun pasto con vermi o insetti sia mai stato confezionato? Magari solo messo nelle vaschette e poi buttato? «Assolutamente no. Mai preparata la pasta e ceci e assolutamente mai confezionata».

A smentire le sue dichiarazioni, però, è una fonte importante che riusciamo a rintracciare: colui che quella sera ebbe l’ordine di far sparire i pasti contaminati. L’operaio ci fa la cronistoria di quel giorno, racconta la telefonata di Barretta, l’invito a raggiungerlo in azienda per «un lavoro di dieci minuti». Quale? «Disse che bisognava far sparire i pasti in cui c’erano gli insetti e andava fatto prima che venissero a controllare. Così feci. Alle 5,00 del mattino seguente li andai a buttare in un vecchio stabilimento».
Lo stabilimento di cui parla l’operaio è la vecchia sede della Ristorò, poco distante dall’attuale, nella zona industriale, abbandonata dopo un incendio. Gli chiediamo di indicarci il posto preciso dove ha occultato le vaschette con gli alimenti. Ci porta alla vecchia centrale di depurazione delle acque. Prima solleva la porta di lamiera di una vasca e poi scoperchia un pozzo profondo 3-4 metri. Sul fondo si vedono galleggiare bustoni neri. Ne tiriamo su qualcuno con un’asta per i ponteggi che troviamo nei paraggi. Lo rovesciamo. Saltano fuori decine di vaschette confezionate, imbustate, con tanto di etichetta adesiva applicata sopra su cui è scritto inequivocabilmente : «Pasta e ceci». E la data: 13 dicembre 2014. Proprio quella pasta e ceci che per l’azienda non sarebbe mai stata preparata.

Mentre raccogliamo tutto, l’operaio ci racconta anche di un carico di zolfo ‘ripulito’ in seguito a una precisa denuncia. «C’erano quintali di zolfo accanto alla mensa, un capannone ufficialmente appartiene alla Rossana Immobiliare ma di fatto è sempre la stessa famiglia – ricostruisce Gabriele Corona, dell’associazione ‘AltraBenevento contro il malaffare’ -. Lì si producevano fitofarmaci da zolfo. Un pannello di cartongesso di un centimetro e mezzo separava lo zolfo dal locale dove confezionano i pasti». «Per smaltire tutto lo zolfo dovetti fare cinque viaggi con i furgoni della Ristorò, quelli che usano per trasportare il cibo ai bambini. In totale riempii dieci cassoni, senza protezioni. Infatti alla fine mi sentii male, mi usciva sangue dal naso» aggiunge l’operaio. Ne troviamo ancora traccia all’interno di casse di plastica bianche che hanno una capienza di tre quintali ciascuno.

Intanto le famiglie che hanno fatto richiesta di mensa scolastica si sono dimezzate. «Il calo è dovuto alla qualità scadente dei pasti e lo documenteremo in un dossier» annuncia la segreteria generale della Cgil di Benevento Rosita Galdiero.
Per la Ristorò, invece, sarebbe la conseguenza di una ‘campagna mediatica’. Per dimostrarlo, i vertici organizzano visite guidate per genitori e insegnanti. Partecipiamo anche noi, senza dare preavviso. Accade che quando chiediamo di controllare con più attenzione alcuni particolari, come la provenienza delle materie prime o la pulizia dei forni, cominciano ad andare di fretta. Le porte dei forni si chiudono rapidamente, tirano fuori i pacchi di legumi dagli scatoloni e in un paio di secondi li rimettono dentro. Mentre riprendiamo con la telecamera le etichette dei surgelati ci spengono la luce (la direttrice giustifica con la paura che la temperatura nelle celle possa salire ma non capiamo cosa c’entri con la luce). Come se ci fosse qualcosa da nascondere. Ma è la stessa Porcelli a fare chiarezza: «Qui lei sta a casa mia e se permette le dico io cosa fare».

Al comune di Benevento hanno affidato a una commissione ( Servizi sociali) la questione «appalto mensa» e quindi il corretto operato dell’azienda. Ma tra i suoi componenti spunta un certo Nino Fiore, consigliere del Pd, che è anche un dipendente della Ristorò, ossia la ditta che dovrebbe controllare. E, guarda caso, pare che proprio sulla questione mensa la commissione non abbia mai lavorato. «Da tre anni e mezzo che siedo in quella commissione non è mai arrivato sui nostri tavoli qualcosa che riguardasse la Ristorò» conferma Mario Zoino, consigliere comunale eletto in maggioranza e ora nel Gruppo misto, componente della stessa commissione. E’ un medico. E ribadisce: «La qualità di quei pasti è scadente, anzi alcuni prodotti non sono idonei all’alimentazione di un bambino. In più oggi non sarei in grado di mettere la mano sul fuoco sull’integrità di quei pasti».

Sulla carta però sembra tutto in regola. Compresi i controlli. Giuseppe Moschella è a capo della Polizia Municipale e della Protezione Civile da circa un anno. Il sindaco lo ha nominato anche a capo della struttura Servizi al cittadino. Che si occupa, tra l’altro, della mensa. Ci dice che da quando c’è lui ha fatto/ordinato almeno un controllo a settimana. Ma non ricorda il numero, non sa quando. Si ricorda però di controllare noi. Alla fine dell’intervista. «Non mi ha fatto nemmeno una domanda che interessava a me, a casa mia… La prossima volta concordiamo le domande altrimenti non la ricevo. Gli altri giornalisti così fanno, lei mi sta sorprendendo» dice visibilmente irritato.
Poi scatta dalla sedia e prima che andiamo via ci chiede il tesserino: «Mi faccio una fotocopia». Sorvoliamo. Per sapere quanti controlli sono stati fatti ci informa che occorre una richiesta scritta. Ma non sa se può darcene una copia. Ci consiglia di chiedere alla ditta che i controlli li ha ricevuti, ossia la stessa Ristorò. Così facciamo. In ditta ci mostrano solo tre verbali: quelli di Asl, Arpac e Carabinieri del NAS.
«Ne abbiamo anche un altro dei vigili – dicono in azienda -. Gliela faremo avere via email». Non arriverà niente.

«Abbiamo prove certe e documentate che quei controlli sono tutti pilotati – ribadisce senza indugi Galdiero della Cgil -. Abbiamo verificato che In ditta conoscono per tempo le date dei controlli. Presto denunceremo tutto». Di certo c’è che tutti i controlli che ci mostrano hanno data successiva agli «interventi di bonifica» ordinati dall’operaio in nero. A supporto di quello che denuncia la segretaria locale della Cgil registriamo i racconti di chi lavora o ha lavorato in questi anni alla Ristorò. Tutti, anche senza ricevere una domanda specifica, riferiscono di come venissero allertati uno o due giorni prima delle ispezioni «per sistemare quello che non andava». In molti accettano di parlarci ma solo coperti da anonimato. Si respira un forte clima di paura. Che va oltre il rischio di perdere il posto di lavoro.

LA RISTORO’ DA TRE MESI NON PAGA I CONTRIBUTI AI DIPENDENTI E DA 10 MESI NON RICONOSCE GLI AUMENTI CONTRATTUALI.

FLAICA 1

Perchè non se ne accorgono CGIL, CISL, UIL e il comandante Moschella?

Nel corso della conferenza stampa di venerdì scorso i proprietari della Ristorò, la società che gestisce il servizio di mensa scolastica del Comune di Benevento, hanno avuto la faccia tosta di affermare che il punto di forza dell’azienda sono i lavoratori che però vengono malpagati e terrorizzati. Non abbiamo potuto replicare direttamente e tempestivamente a queste assurde dichiarazioni perchè anche a noi è stato impedito di partecipare a quell’incontro con i giornalisti, nonostante la ditta avesse in precedenza annunciato il confronto aperto anche ai sindacati. Vogliamo quindi far notare adesso la Ristorò ha sospeso dal servizio una dipendente accusata, in modo assurdo, di aver introdotto “furtivamente” in cucina un grosso pentolone vecchio e pieno di incrostazioni, di averlo fissato a terra su un bruciatore, fotografato e poi fatto sparire. Un’altra dipendente è stata licenziata perchè non ha voluto testimoniare contro la collega ingiustamente accusata e un’altra ha ricevuto una contestazione disciplinare per aver messo “Mi piace” ad un post su Facebook di Altrabenevento con il quale si spiega che mentre 54 dipendenti percepiscono un salario da fame, il figlio della signora Porcelli-Barretta riceve uno stipendio altissimo e percepisce pure la cassintegrazione.
Anche questo succede alla Ristorò ad opera di quei vertici aziendali e dei soci proprietari della struttura, che hanno organizzato il tour della mensa ripulita dopo le polemiche.
Succede anche che ai dipendenti, “punto di forza” del’azienda, la Ristorò non sta pagando i contributi INPS da novembre 2014 e cioè da tre mesi. La società non ha non ha pagato neppure gli aumenti contrattuali scattati a maggio 2014.
Tali inadempienze non vengono denunciate da CGIL-CISL e UIL e neppure dal Comune di Benevento. Eppure l’articolo l’art. 13 del Capitolato Speciale di Appalto prevede espressamente che la ditta deve versare regolarmente i contributi e “applicare integralmente tutte le norme contenute nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro”. Come mai il comandante della Polizia Municipale Moschella il quale continua ad assicurare che tutto è in regola, non si accorge di queste violazioni al contratto che proprio lui ha firmato come Dirigente comunale?
Benevento 02/03/2015
FLAICA Uniti CUB Benevento