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CUB SCUOLA: PREMI AI PROF “INGIUSTI I CRITERI DEI PRESIDI”

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Premi ai prof è scontro “Ingiusti i criteri dei presidi”

Stefano Parola “La Repubblica” 15 maggio 2016

Come premiare i professori? La domanda sta creando tensioni sempre più forti in alcune scuole torinesi con i sindacati di base che sono pronti a salire sulle barricate: “Assisteremo tutti i colleghi che si sentiranno discriminati” annunciano Cosimo Scarinzi e Alfonso Natale della CUB Scuola. La sigla spiega di essere pronta a inviare una raffica di diffide agli istituti in cui saranno applicati criteri che ritiene ingiusti.
La riforma della Buona Scuola prevede che ciascun istituto distribuisca un (piccolo) bonus agli insegnanti più meritevoli. I parametri vanno definiti dal Comitato di valutazione, organo in cui siedono rappresentanti di un po’ tutte le anime della scuola, dal preside ai docenti fino a genitori e studenti. Siccome però si tratta di premiare solo una parte dei docenti, accade che in qualche scuola la tensione stia salendo.
Il sindacato di base ha avviato una prima ricognizione per capire cosa stia succedendo nelle scuole e ha notato alcuni casi su cui già promette battaglia. Per esempio al comprensivo Regio Parco di Torino hanno deciso di escludere dal premio chi fa più di 20 giorni di assenza all’anno, anche giustificata. Per la CUB la scelta è “inaccettabile, perché non si può penalizzare chi è stato legittimamente assente perché ammalato” come evidenzia Natale. La preside Concetta Mascali si difende, però, si difende “Abbiamo stabilito che l’insegnante va premiato non solo se è bravo ma soprattutto se è in grado di ‘contaminare’ positivamente la scuola. Dunque la presenza diventa un prerequisito necessario e abbiamo stabilito una quantità di giorni che equivale al 10 per cento del periodo di lezioni.”
La CUB mette poi nel mirino pure le scuole che hanno fissato un tetto massimo alla quantità di professori che possono ricevere il bonus. È successo per esempio all’Istituto Marro – Majorana di Moncalieri, dove verrà premiato al massimo il 20 per cento degli insegnanti: “La legge non prevede alcun limite di questo tipo, tanto meno così restrittivo. Chi non vi rientra deve considerarsi incapace?” domanda la CUB Scuola. In questo caso la replica del dirigente Gianni Oliva è veemente: “Se si vuole davvero premiare il merito bisogna fare così: non ha senso distribuire 100 euro a tutti. Il fatto è che i sindacati non sono in grado di fare una battaglia vera sul rinnovo del contratto nazionale e si aggrappano a queste lotte di bandiera, come se dietro ci fosse davvero un problema per il mondo dell’istruzione”.
Il sindacato di base segnala anche istituti che hanno individuato come parametro la qualità del rapporto fra l’insegnante e il preside: “Insomma, il dirigente si pone come giudice rispetto alle PROPRIE relazioni con i docenti” evidenzia Cosimo Scarinzi. E commenta: “Alla base di tutti questi casi c’è una logica precisa: dividere i docenti fra loro favorendo una gara distruttiva e distraendoli rispetto alle questioni, centrali, dei tre contratti nazionali saltati e del radicale impoverimento della categoria”.

Scuola: uno sciopero vero ne tira un altro strumentale

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Puntuali come una cartella delle tasse CGIL CISL Snals e UIL, dopo un anno di astensione dalla mobilitazione, hanno scoperto che è necessario scioperare per diverse degnissime ragioni, dal contratto alla democrazia, senza dimenticare la misteriosa “valorizzazione di tutte le professionalità”.
Colpisce però il fatto che lo sciopero del 23 maggio venga indetto, e non è a prima volta che avviene un fatto del genere, a ridosso degli scioperi brevi delle scuole elementari del 4 e il 5 Maggio e ed quello generale di tutta la giornata del 12 maggio, indetto dalla CUB Scuola e da tutto il sindacalismo di base contro le prove Invalsi, contro la Buona Scuola renziana, per forti aumenti retributivi.
E’ evidente a chiunque che gli scioperi indetti dal sindacalismo di base sono collocati in date fastidiose per il Governo e tali da mettere in discussione la Buona Scuola e che dividere la categoria come fanno i sindacati istituzionali giova solo allo stesso Governo.
Senza avere la minima illusione sulla disponibilità dei dirigenti dei sindacati istituzionali a praticare un’iniziativa unitaria invitiamo i loro iscritti a denunciare con forza la scelta di dividere il fronte, di cui costoro si sono assunti la responsabilità.
La CUB Scuola, ancora una volta, invita i colleghi e le colleghe, i delegati e i militanti sindacali combattivi, a non dividersi: facciamo, in particolare della giornata del 12 Maggio, un grande sciopero generale della categoria, insieme alla mobilitazione degli studenti e delle studentesse e della cittadinanza tutta in difesa della scuola pubblica.

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COME AVVENNE CHE DEI DIRITTI NEGATI SI TRASFORMASSERO PER INCANTO IN PREMI AL MERITO

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“I tiranni facevano distribuire un quarto di grano, un sestiere di vino, e un sesterzio, e in quell’occasione faceva pena sentire gridare Viva il Re: quei poveracci non si rendevano conto che stavano soltanto recuperando una parte di ciò che gli era appartenuto, e che ciò che recuperavano, il tiranno non avrebbe potuto darglielo, se prima non glielo avesse tolto”. Étienne de La Boétie Discorso sulla servitù volontaria Chi si prendesse la briga di andare a leggere l’ultimo contratto di lavoro del personale della scuola scoprirebbe che la sua validità formale ha avuto fine il 31 dicembre 2009 e che quindi da ben sei anni siamo senza rinnovo del contratto con la conseguente perdita di una parte consistente della nostra retribuzione. A questa decurtazione è seguito il taglio della progressione retributiva legata all’anzianità di servizio, gli scatti di anzianità, nel 2010, 2011, 2012, 2013 recuperati solo parzialmente. E’ quindi evidente che vi è la necessità di agire per avere, dopo un sessennio, aumenti retributivi consistenti. Cosa propone a questo proposito il governo? 200 milioni di euro per TUTTI i lavoratori del settore pubblico dei quali 90 destinati alla scuola e cioè un aumento medio di 5 euro al mese. Un secco schiaffo insomma. E’ infatti, assolutamente evidente che solo per recuperare parzialmente quanto perso sarebbero necessarie risorse almeno venti volte superiori. Ma lo stesso governo investe con il bonus 500 euro, peraltro riservato ai soli docenti di ruolo con la conseguente esclusione di ATA, docenti precari ed educatori, 127 milioni di euro per il 2015 e 381 milioni di euro il 2016. Una gentile concessione, pagata con una minima parte di quanto sinora sottrattoci, volta a frenare l’indignazione della categoria per la Legge 107, quella che che impone la pessima scuola. Altri 200 milioni di euro vengono poi destinati al riconoscimento del “merito” affidato alla scelta dei dirigenti con, per sovrammercato, la patetica legittimazione di comitati di valutazione che dovrebbero stabilire i “criteri” per la distribuzione ad alcuni di un premio e ad altri, alla maggioranza, di nulla. Se questa è la situazione che abbiamo di fronte, è chiara la risposta che dobbiamo dare: mobilitarci per forti aumenti retributivi in paga base come riconoscimento di quanto ci spetta di diritto e rifiuto, senza ambiguità, della Legge 107.

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