L’ACCORDO CHE ELIMINA IL DIRITTO DI SCIOPERO

la repressione

FLMU%20animataNegli ultimi anni le politiche economiche europee e le scelte dei governi che si sono succeduti hanno colpito sistematicamente il mondo del lavoro, rendendo sempre più precari i lavoratori, devastando i salari e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Con il Testo Unico sulla rappresentanza del 10.1.2014 ma di recente attuazione e l’attacco al diritto di sciopero, si tenta di chiudere il cerchio per escludere dai luoghi di lavoro ogni forma di dissenso e democrazia, ogni possibilità di libera organizzazione.

In particolare, con il Testo Unico, siglato il 10 gennaio 2014 da CGIL-CISL-UIL e Confindustria, estremo tentativo corporativo di associazioni in crisi che cercano di confermare il proprio ruolo e funzione, l’intervento sindacale nei posti di lavoro è reso oltremodo subalterno al grado di asservimento nei confronti delle politiche economiche dei datori di lavoro, che azzera la democrazia sindacale nelle aziende private, estendendo – e peggiorando – il modello Fiat-Pomigliano a tutte le aziende private. con un assurda imposizione del peggior centralismo burocratico, che desterebbe scandalo in qualsiasi altro settore della società civile, viene inibita ogni possibile pratica di dissenso organizzato.

Cosa prevede questo accordo?

Soltanto i sindacati che “accettino espressamente, formalmente e integralmente i contenuti del presente accordo” e i conseguenti regolamenti elettorali possono:

  1. a) concorrere senza veti e limitazioni alle rsu/rsa;
  2. b) partecipare (se considerati “rappresentativi” di almeno il 5% dei lavoratori di un settore) alla contrattazione collettiva e aziendale;
  3. c) essere riconosciuti dalle aziende come sindacati rappresentativi ed aver diritto alle trattenute in busta paga.

 

In cambio di questo, i sindacati firmatari del Testo Unico sulla Rappresentanza devono rinunciare al diritto di indire liberamente lo sciopero e si impegnano a moderare l’ostilità contro le aziende, rinunciando di fatto alla lotta. I sindacati firmatari, infatti, non potranno più organizzare iniziative di sciopero o di contrasto contro un contratto/accordo (aziendale o nazionale) sottoscritto dal 50% + 1 delle rsu/rsa o dai sindacati maggioritari di categoria, salvo incorrere nella soppressione dei diritti sindacali e in sanzioni economiche che possono ricadere anche sui lavoratori. Addirittura, i sindacati firmatari non potranno organizzare proteste o scioperi durante le fasi di trattativa!

Firmare questo accordo significa contribuire alla distruzione del sindacato come strumento di lotta a difesa dei lavoratori e delle lavoratrici!

Un grave attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici

Il Testo Unico attacca soprattutto i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, a cui sarà negata la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti sindacali nei posti di lavoro e che, soprattutto, rischiano di dover subire in silenzio accordi al ribasso, sia sul piano salariale che dei diritti.

Si tratta di un accordo liberticida che obbliga tutti i sindacati firmatari alla concertazione, cancella la democrazia della rappresentanza e il diritto di dissenso dei lavoratori, priva lavoratori e lavoratrici dei principali strumenti a loro disposizione per respingere gli attacchi dei padroni e del governo: gli scioperi e l’azione sindacale conflittuale.

 

Troppi sindacati lo hanno firmato!

Purtroppo, dopo una forte iniziale mobilitazione unitaria contro il Testo Unico – che ha coinvolto numerosi sindacati, dalla Fiom ai sindacati di base – e nonostante il successo della campagna contro la firma dell’accordo vergogna, promossa dal Coordinamento No Austerity e sostenuta da varie sigle sindacali e comitati di lotta, persino alcuni sindacati conflittuali hanno deciso di firmare il testo unico.

La Fiom si sta presentando nella maggioranza delle elezioni rsu e rsa sottoscrivendo i contenuti dell’accordo, dopo che la direzione nazionale Fiom ha abbandonato la battaglia contro la firma all’interno della Cgil. Persino le direzioni nazionali di Cobas Lavoro Privato, Snater, Orsa e recentemente di Usb hanno deciso di cedere al ricatto padronale, firmando questo accordo vergognoso.

Si tratta di un accordo liberticida, che cancella i più elementari diritti, come quello di scioperare contro accordi che non si condividono.

Sopprimere i diritti sulle libertà sindacali evidentemente per avvallare peggioramenti economici e normativi sulle condizioni di lavoro, è una necessità che Confindustria e CGIL, CISL, UIL, hanno partorito come prevenzione, all’inevitabile inasprimento della conflittualità tra capitale e lavoro.

Noi pensiamo che quanti più sindacati firmano questo accordo vergognoso tanto più si indebolisce la lotta contro il Jobs Act, contro i licenziamenti, contro il razzismo e contro tutte le misure governative di austerity e privatizzazione. I dirigenti sindacali che firmano l’accordo rinunciano di fatto a lottare per respingerlo e aprono la strada a una nuova legge contro il diritto di sciopero, di rappresentanza e di libera espressione: una legge già annunciata dal governo, che, come dimostrano le sempre più frequenti dichiarazioni di ministri e parlamentari, tenterà di cancellare ogni minimale diritto di dissenso.

Secondo i disegni padronali e delle sigle sindacali che hanno avallato tale progetto antidemocratico, le forze organizzate che dissentono dalle politiche economiche e sociali dominanti, debbono adeguarsi e sottoscrivere il Testo Unico, per garantirsi la sopravvivenza, rassegnandosi alla marginalità e all’impotenza.

In questo contesto è necessario ed irrinunciabile porsi alcune domande:

è possibile cercare soluzioni alternative o bisogna rassegnarsi e adeguarsi supinamente a svolgere l’attività sindacale che “serve” ai padroni?

Ci può essere futuro democratico per un Paese che concede l’azione sindacale solo se subalterna ai poteri finanziari e padronali ?

La CUB non ha sottoscritto l’adesione al Testo Unico e si batte contro i divieti all’esercizio libero del diritto di sciopero.

La Cub ritiene indispensabile cercare soluzioni che restituiscano dignità e ruolo alle lavoratrici e ai lavoratori, nel libero e democratico esercizio dell’attività sindacale.

Rilanciamo la campagna contro l’accordo della vergogna e per la difesa del diritto di sciopero!

Contro lo sfruttamento di padroni e governo i lavoratori devono organizzarsi autonomamente attraverso rappresentanti che siano espressione delle lotte e non con finti delegati, servi dei diktat aziendali, con le mani legate e privi di concreti strumenti di opposizione sindacale.

E’ necessario e urgente rilanciare la battaglia contro l’accordo della vergogna sulla rappresentanza, parallelamente alla campagna contro la repressione delle lotte e del dissenso. Difendere il sindacalismo conflittuale e il diritto di sciopero è un primo fondamentale passo per una mobilitazione unitaria e coordinata contro le politiche di austerity imposte dal governo (tra cui il Jobs Act) e contro la privatizzazione di Sanità, Trasporti, Scuola (la cosiddetta “Buona scuola”), che speculano sul costo del lavoro e
dismettono i servizi pubblici essenziali.

scarica il volantino Contro l’accordo sulla rappresentanza sindacale

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