CUB SALLCA GRUPPO MPS:BREVI CONSIDERAZIONI SUGLI “ESODI” AL MONTE PASCHI

Gian Mattia D'Alberto / lapresse22-01-2014 Milanocronacapalazzi e luoghi di Milanonella foto:  Monte dei Paschi di SienaGian Mattia D'Alberto / lapresse22-01-2014 Milanin the photo:  Monte dei Paschi di Siena
  1. DA CUB SALLCA GRUPPO MPS
    a iscritti/e lavoratrici e lavoratori

La firma dell’accordo per l’accesso al Fondo di 1200 colleghi, come quota per il 2017 dell’attuazione del Piano di Ristrutturazione 2017-2021, si presta ad alcune considerazioni

E’ evidente che la situazione di crisi di MPS non dipende dai lavoratori, ma dalle scelte sciagurate del management. E’ peraltro noto che in questo paese chi sbaglia, stando in alto, non paga mai ed infatti il prezzo degli errori è stato pagato dai lavoratori, con accordi che hanno azzerato il contratto integrativo e portato all’esternalizzazione di un migliaio di lavoratori (su questo torneremo).
Un esodo su base volontaria, quindi, non è certo la peggior sciagura capitata finora ai lavoratori di MPS. Eppure un dettaglio fastidioso (per usare un eufemismo) c’è anche qui. Laddove si ipotizza un eventuale cambiamento delle regole pensionistiche durante la permanenza nel fondo (allungamento dell’età pensionabile), l’accordo prevede un generico impegno delle Parti a reincontrarsi, ma, nel frattempo, si offre ai lavoratori in difficoltà l’opportunità di accedere ad un prestito, fino al raggiungimento della pensione, al modico tasso del 4,50% (si veda allegato). Davvero una condizione di maggior favore ai dipendenti nell’epoca dei tassi negativi!

Sempre nell’accordo, si cita “l’importanza di un coinvolgimento attivo del Sindacato”. Vista questa generosa disponibilità aziendale, perchè non utilizzarla, come primo gesto, per discutere del reintegro degli oltre 1.000 dipendenti esternalizzati in Fruendo di cui parlavamo all’inizio?
Un obiettivo che sanerebbe un’operazione illegittima (come già stabilito da numerose sentenze di secondo grado), porrebbe fine al trascinarsi del contenzioso legale, soprattutto ribadirebbe un principio che i sindacati dovrebbero sempre tenere come stella polare del loro operato, l’unità del processo produttivo, contro ogni tentativo di spezzettarlo in modo strumentale.

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