ALITALIA COME LA FIAT, UN REFERENDUM CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA

alitalia

Sono mesi, anni, che assistiamo allo spettacolino organizzato intorno alle sorti del vettore aereo, l’Alitalia. Governo, padroni, CGIL, CISL, UIL, come avvoltoi, tutti impegnati nel gioco delle parti, tesi a prospettare grandi cambiamenti a cui si opporrebbero grandi contrasti, il solito “cambiare tutto per non cambiare nulla”, e scaricare sui lavoratori i disastri della sciagurata gestione degli ultimi anni.

La scelta della consultazione fatta da Camusso, Furlan e Barbagallo era la via di uscita per scaricare le proprie responsabilità sui lavoratori. Responsabilità di un negoziato condotto in modo sbagliato perché fondato su un terreno minato, spacciando la scelta politica del Governo di non accettare alternative a quel piano industriale come fosse un dogma indiscutibile. Per questi motivi CUB ha sempre definito questa consultazione un ricatto inaccettabile, condizionato da un contesto profondamente sbagliato, gestito in maniera pessima, sospetta, senza la minima e corretta informazione.

Il ricatto del lavoro come strumento di gestione del personale, il ricatto sulla riduzione del salario, (sindacati e politici ancora affermano che il taglio sui salari dei naviganti sia solo dell’8% quando complessivamente è oltre il 25%), il ricatto sulla riduzione del personale, sempre di ricatti si tratta!  La flessibilità, spinta fino all’arbitrio dell’azienda, subordina le condizioni di vita e di lavoro alla fluttuazione del profitto e quindi al rischio di impresa.

Tutto l’apparato massmediatico di padroni, governo e O.S. confederali, premeva spudoratamente per il SI ad un accordo capestro che fa pagare solo ai lavoratori il costo delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni e della cattiva gestione di padroni italiani ed esteri. Evidentemente temevano il NO espresso dalla Cub e dal sindacalismo di base.

I lavoratori di Alitalia hanno alzato la testa.

I lavoratori respingono l’accordo dei sindacati confederali concertativi con il governo e i padroni arabi.  E’ una mezza rivoluzione. La prima grande vittoria del sindacalismo di base.

Adesso si rispetti la volontà dei lavoratori che non solo non si sono fatti condizionare dalle minacce di Gentiloni, Delrio e Calenda, respingendo un ricatto, ma hanno bocciato la scelta stessa delle privatizzazioni, di manager strapagati e incapaci e dell’incapacità di un Governo che non vuole assumersi le proprie responsabilità.

Il governo e le forze politiche devono scegliere, se si vuole una compagnia aerea di bandiera nazionale, salvare migliaia di posti di lavoro, l’unica soluzione è l’intervento diretto dello stato e la nazionalizzazione prevista dalla Costituzione italiana (art. 43).

 

Alitalia come la Fiat

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *