ASSEMBLEA PUBBLICA- Giù le mani dal diritto di sciopero Termoli 27/02/2016

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Questa mattina si è tenuta una assemblea a Termoli dove hanno partecipato lavoratori e rappresentanti sindacali della Fiom area il sindacato è un’altra cosa con il seg. Naz. Sergio Bellavita e della FLMUniti Cub con il seg. Naz. Antonio Ferrara.

La discussione/confronto sulla decisione della Fiom di firmare l’accordo del 10 gennaio 2015 denominato Testo Unico.

Accordo che si basa su un modello di sindacato neocorporativo e collaborazionista, il quale prevede che le varie sigle sindacali assicurino preventivamente il rispetto degli accordi firmati a maggioranza anche se sono contrarie, altrimenti non possono essere rappresentate in quella determinata azienda e scattano pure delle sanzioni se qualcuno si permette di scioperare. In sostanza si potrebbe dire l’eliminazione dello sciopero.

Pur rimanendo tante le cose che ci dividono, anni di scelte politiche contrastanti che hanno segnato fortemente la diversità dell’azione sindacale, bisogna riconoscere che sono altrettanto tante quelle che ci uniscono per il raggiungimento di un obbiettivo comune, il rigetto del Testo Unico, l’opposizione tenace contro ogni forma di restrizione del diritto di sciopero, contro la volontà del padronato, del governo e di Cgil, Cisl, Uil, di riscrivere lo statuto dei lavoratori, e cosa importantissima la costruzione di un vero sindacato di classe.

Cose non da poco visto che è dagli anni 90 che la Fiom ha rinunciato ad essere un sindacato conflittuale e di classe, il punto è che sinceramente dubitiamo che la Fiom e la Cgil possa permettere loro di intraprendere un linea politica simile.

Con il Testo Unico, e secondo le volontà di Cgil, Cisl, Uil e governo, si intende un sindacato corporativo di stampo prettamente fascista, dove i lavoratori sono inquadrati genericamente in un’unica sigla, mentre sono emarginati ed esclusi tutti coloro che aderiscono a un sindacato che abbia qualsiasi velleità di contrastare industriali e governo, perché l’unico ruolo concesso ai lavoratori è quello di sacrificarsi per la propria borghesia nazionale nel contesto della competizione capitalistica globale. Il “modello Marchionne”.

Occorre invece dare vita a un nuovo sindacato che si liberi della soffocante e mastodontica burocrazia sindacale, corrotta e asservita al palazzo, che operi per la difesa degli interessi fondamentali e immediati dei lavoratori, senza vincoli e compatibilità dettate dai capitalisti e dal governo.

Un sindacato dove non sia un ristretto gruppo di burocrati istituzionalizzati a dettare le regole e le scelte, ma dove tutto il potere decisionale e sindacale sia nelle mani dell’Assemblea generale dei lavoratori.

Un sindacato delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati, che si basi su due pilastri: uno è la democrazia diretta dal basso verso l’alto, l’altro è l’autonomia e il rifiuto della concertazione e della politica dei redditi.

Noi per democrazia sindacale non intendiamo la lotta personale tra i diversi leader, bensì una democrazia di movimento che non ammette deleghe in bianco e senza controllo, che poggia sul protagonismo dei lavoratori nella lotta e nella gestione della vita sindacale nei luoghi di lavoro anzitutto, ma anche al di fuori.

Noi la democrazia diretta in campo sindacale la intendiamo come un sistema in cui le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati, discutono i problemi, mettono a confronto le idee, assumono le decisioni, approvano le piattaforme e gli accordi con voto palese, selezionano i loro rappresentanti più capaci e combattivi e li revocano non appena essi non riscuotono la fiducia dei lavoratori.

Che va ben oltre un semplice sì o un no a un referendum su decisioni già prese.

Ecco questo è ciò che noi pensiamo di cosa deve essere un sindacato vero e di classe, e ben venga chi la pensa come noi.

Pur nelle perplessità il nostro auspicio è che ciò che si è tentato di iniziare stamani possa continuare ed estendersi sempre di più coinvolgendo sempre più forze lavoratrici, in modo da distruggere chi vuole ridurre sempre di più i diritti individuali dei lavoratori rendendoli veri schiavi del capitale.

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