Monthly Archives: luglio 2015

MENSA BENEVENTO: UN NUOVO CAPITOLO DELLA SAGA CONTRO I LAVORATORI

MENSA BENEVENTO

 

Comunicato alla Stampa

Moschella e la CGIL hanno concordato un capitolato di appalto per la mensa che non garantisce i posti di lavoro

 

Al termine dell’assemblea unitaria del 21 luglio, il Sindaco assicurò che il Comune avrebbe inserito, nel capitolato di appalto per la mensa, la clausola di salvaguardia scritta dai sindacati. Il giorno dopo ho inviato personalmente all’amministrazione comunale di Benevento una PEC con il testo della clausola di salvaguardia sottoscritto anche dalla CISL e dalla UIL. Contestualmente abbiamo insistito affinché il numero dei pasti previsti fosse lo stesso degli anni precedenti, cioè 1600 al giorno. Solo in questo modo, cioè “a parità di servizio”, la ditta che vince l’appalto rimane concretamente obbligata ad assumere tutti i lavoratori che finora hanno prestato servizio per la mensa scolastica.

Abbiamo notato, invece, che nel capitolato pubblicato sul sito del Comune il testo della clausola di salvaguardia non è quello proposto unitariamente da CUB, CISL e UIL, che rappresentano certamente la maggioranza dei lavoratori della ex-Ristorò. Da indiscrezioni giornalistiche apprendiamo che il testo inserito dal comandante Moschella sarebbe quello proposto dalla CGIL, che nella mensa è certamente un sindacato minoritario.

Moschella, inoltre, prevede 1250 pasti al giorno invece di 1600 e questo mette oggettivamente a rischio una parte dei posti di lavoro. Anche questa scelta sarebbe stata concordata tra Moschella e la CGIL.

Abbiamo compreso da molti segnali che il Comune non vuole recuperare la fiducia dei cittadini dopo il disservizio dell’ultimo anno, perché gli fa comodo servire pochi pasti in modo da risparmiare sul fondo preventivato. Non abbiamo capito invece qual è l’interesse della CGIL ad opporsi alle richieste della maggioranza dei lavoratori per sostenere la posizione di Moschella e quindi rischiare il licenziamento di una parte dei dipendenti.

Per quello che ci riguarda consideriamo certamente illegittime molte parti del capitolato e di conseguenza lo impugneremo nelle sedi idonee.

 

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

BENEVENTO: LA SOLITA POLITICA CLIENTELARE

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CUB PUBBLICO IMPIEGO

L’amministrazione Comunale modifica la struttura organizzativa a favore di qualche dirigente, colonna portante per le prossime elezioni amministrative.

Nel pieno della calura estiva, domani 29 luglio, come si conviene quando bisogna fare qualche colpo di mano, l’amministrazione presenterà ai sindacati le modifiche alla “struttura organizzativa” del Comune di Benevento. Si tratta di definire il numero e le competenze dei Settori, dei Servizi e degli Uffici, materia che dovrebbe essere fatta una volta ogni tanto, ed invece dal 30 dicembre 2013 ad oggi, in un anno e mezzo, siamo alla quinta versione.
I Settori previsti sono 8, ma solo quello alle Finanze rimane invariato. Spiccano, invece, le modifiche ad alcuni Settori che diventano piccoli ministeri, mentre ce ne sono altri che di certo non meritano neppure tale definizione.
La modifica più evidente riguarda il Settore Polizia Municipale al quale vengono associati i servizi assistenziali, scolastici e sanitari. Moschella già se ne occupa perchè è dirigente provvisorio anche del Settore Servizi al Cittadino, ma adesso le competenze per la mensa scolastica, l’assegnazione degli alloggi e dei sussidi, e la gestione dei servizi cimiteriali assegnati in gran parte a ditte private, seguono il dirigente che pur avendo incarico fiduciario che scade con la fine del mandato al sindaco, diventa di fatto il “primo dirigente”. Sarebbe stato invece più produttivo consentire a Moschella di occuparsi bene solo del traffico e della mobilità, materia delicata e un po’ trascurata, ed invece il comandante da solo adesso diventa il riferimento organizzativo di ben quattro assessori e cioè Iele (mobilità), Castiello (Protezione Civile), Panunzio (Servizi sociali) e il sindaco (pubblica istruzione).
Per consentire l’accorpamento di funzioni a questo piccolo ministero, il Settore Servizio al Cittadino si occuperà solo degli uffici certificazioni, del protocollo e dei messi. Insomma, diventa il Settore delle fravaglie, quelle che non vuole nessuno!
Anche il Settore Opere Pubbliche si potenzia assai. Isidoro Fucci perde l’unità operativa Controllo Municipalizzate e Servizio Patrimonio, con la Posizione organizzativa affidata alla dottoressa Lorena Lombardi, ma acquista ufficialmente i Programmi Complessi, quindi anche il PIU’ Europa, e addirittura il SUAP, cioè lo Sportello Unico per le Attività Produttive che vengono quindi separate, incomprensibilmente da Commercio, Industria ed Artigianato che rimangono al Settore attualmente diretto da Aniello Moccia.
All’Urbanistica pure attualmente diretta da Fucci, viene aggiunta la competenza per il controllo alle municipalizzate di cui non si vuole mai occupare nessuno.
Ed infine, mentre il Settore Cultura, curato attualmente dal Segretario generale, “guadagna” il Centro Elaborazione Dati e l’Urp ma perde le Politiche Giovanili e il Turismo (che non si ritrovano più da nessuna parte) ecco comparire un altro mostro: il Settore Avvocatura di Vincenzo Catalano, che si occuperà anche della gestione del Personale e del Servizio Patrimonio, cioè di tutte le materie che stanno a cuore all’assessore Iadanza.
Si comprende bene, quindi, chi sono i dirigenti sui quali l’amministrazione punta per la campagna elettorale per le elezioni comunali che si terranno tra otto mesi. Naturalmente la CUB è assolutamente contraria a questa operazione di gestione clientelare degli uffici del Comune che devono essere organizzati, invece, in modo da garantire servizi qualificati ai cittadini valorizzando la professionalità dei dipendenti.

Benevento 28.07.15

Per la CUB-PUBBLICO IMPIEGO
La RSU AlbertoZollo

Posizione della Cub sui decreti n° 176, 177, 178, 179. Audizione alla Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato del 30-06 2015.

LOGO CUB

Alla:

Commissione lavoro, previdenza sociale
Senato della Repubblica
Piazza Madama, 2
00186 ROMA fax 06/67063676

Posizione della Cub sui decreti n° 176, 177, 178, 179.
La politica economica del governo Renzi è un incubo per lavoratori, disoccupati e pensionati e un sogno realizzato per il  padronato.
Il governo vende un piano per il lavoro che non avrà effetti sul piano occupazionale ma produrrà solo più precarietà e cancellerà le residue tutele.
Il governo realizza invece il sogno dei padroni: lavoratori sempre più asserviti e meno tasse; questa volta si vedono cancellati i contributi per tre anni ai nuovi assunti e ridotta di 6,5 miliardi l’irap.

La Cub ha espresso netta contrarietà alla legge  delega sul Jobs Act per la filosofia che sottende e per l’ampio margine di discrezionalità che assegna al governo nella modifica delle norme sul mercato del lavoro.
La legge delega sul Jobs Act, è stata presentata come una necessaria scossa all’economia, ma, invece di affrontare la crisi creando lavoro e redditi, rappresenta un ulteriore passo avanti con quanto fatto dai governi precedenti e completa lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori per rendere ancor più flessibile il mercato del lavoro, rimettere tutto il potere  nelle mani dell’impresa, ridurre gli ammortizzatori sociali per obbligare i disoccupati ad accettare un lavoro qualsiasi e a qualsiasi prezzo.
I decreti attuativi finora approvati hanno confermato le ragioni del dissenso della nostra organizzazione, gli ultimi quattro rendono ancor più evidente e inaccettabile l’intera legge.

Il contratto a tutele crescenti è solo libertà di licenziare.
Il  contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, pomposamente presentato come strumento per aggredire la precarietà e la disoccupazione,  prevede in realtà la liberalizzazione dei licenziamenti  per giustificato motivo oggettivo per i quali è abolito sempre il rientro in fabbrica anche in caso di licenziamento illecito. Chi sarà assunto con questo contratto può quindi essere licenziato in qualsiasi momento a discrezione del padrone. Di indeterminato c’e solo il momento in cui il padrone lo farà e l’abolizione dei diritti e delle tutele completa la separazione tra diritti e lavoro; la crisi viene utilizzata per affermare l’idea del “purché sia un lavoro”.
Licenziamenti discriminatorio nullo o intimato in forma orale.

Nel caso il giudice dichiara nullo il licenziamento ci sono due possibilità:
1.    Risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione. Il risarcimento minimo è di 5 mensilità.
2.    In sostituzione della reintegrazione risarcimento con indennità pari a 15 mensilità

Licenziamento per giustificato motivo o giusta causa.
1.    Se il giudice accerta che non ci sono gli estremi del licenziamento, dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità  pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.
2.    Solo in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia dimostrata in causa l’insussistenza del fatto materiale, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione.
Il risarcimento non può essere superiore a 12 mensilità. Per le aziende sotto i 15 dipendenti l’indennità è dimezzata ed è massimo di 6 mesi.
Vizi procedura. Se sono accertati vizi di procedura il licenziamento è comunque valido ( a differenza del passato che era nullo). È prevista una indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e massimo 12 mensilità.
Offerta di conciliazione. Nel caso di licenziamenti discriminatori è prevista per il padrone l’offerta di una conciliazione. In questo caso l’indennità prevista è di 1 mese per ogni anno di servizio,  in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e non superiore a 18 mensilità esentasse, con costo a carico dello stato.
Licenziamento collettivo. I licenziamenti collettivi sono parificati a quelli individuali e solo in caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223/91, intimato senza  forma scritta, è previsto il rientro o una indennità come nel caso dei licenziamenti discriminatori. In caso di violazione delle procedure i licenziamenti sono comunque validi, si applicano le indennità prevista dai vizi di procedura.

Gli ultimi decreti oggi ( 30/6/2015 ) in discussione, completano lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori previsto dal jobs act.

Atto n° 176 – Semplificazioni. Cub è contraria ad interventi di semplificazione che compromettano tutele per soggetti deboli, disabili, e quelle in ordine alla salute e alla sicurezza. Con le semplificazioni si concede ai padroni libertà di scegliere quale disabile assumere e di allargare il potere di controllo sui lavoratori attraverso controlli a distanza  su pc, tablet, telefonini aziendali. Una simile disposizione, combinata con la nuova disciplina dei licenziamenti senza giusta causa, evidenzia che l’esigenza reale sia quella di dare in mano ai padroni uno strumento in più per sbarazzarsi dei lavoratori

Atto n° 177 – Riordino normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.
La Cub considera inadeguato ed inaccettabile Il decreto perché incentrato solo sulla costituzione dell’agenzia, per decidere come eleggere il suo presidente e i vari funzionari, senza trattare la parte più importante, quella che serve a fare incontrare la domanda di lavoro con la sua offerta.
Il rafforzamento delle politiche attive tanto conclamato è un banale bluff, una operazione tecnica che, nel superare l’articolo 18, parla di tutele di nuova generazione (politiche attive e ricollocazione dei disoccupati) che ancora non ci sono e che a lungo non ci saranno.
Quello che doveva essere il fiore all’occhiello delle politiche del lavoro del governo, l’ istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal ministero del Lavoro che a fronte della riduzione delle tutele economiche avrebbe dovuto tutelare chi perde il posto di lavoro offrendo una nuova occupazione si riduce nei fatti all’ennesimo carrozzone.

Atto n° 178 – Ispettorato nazionale del lavoro. La Cub ritiene che il governo debba assumere iniziative per aumentare i controlli, non per diminuirli. Il decreto risponde alla domanda delle imprese che hanno sempre denunciato di essere sottoposte a numerosi controlli e ciò intralciava l’attività produttiva e non all’esigenza di combattere irregolarità ed inadempienze.
L’integrazione dei servizi ispettivi di ministero del Lavoro, Inps e Inail comporterà una riduzione dei controlli sulle imprese e ciò limiterà l’accertamento delle infrazioni oggi elevatissime e difficili da contrastare con i mezzi disponibili.

Atto n° 179 – Ammortizzatori sociali. La Cub ritiene inaccettabile la riduzione dell’intervento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e il superamento della cassa in deroga con una varietà di fondi di solidarietà.
Cub al contrario ritiene che  gli ammortizzatori sociali debbono essere universali e fruibili da parte di tutti i lavoratori.  Pertanto il superamento della cig in deroga deve avvenire non con forme mutualistiche ma stabilendo una contribuzione per imprese e lavoratori così come oggi avviene per le imprese che già utilizzano la cig. Va evitato che attraverso la forma mutualistica il diritto dei lavoratori venga aggirato per mancanza dei fondi.
In caso di crisi temporanea e/o di ristrutturazione va elevata la relativa indennità all’80% della retribuzione percepita abolendo i massimali.
Al lavoratore va garantito un sostegno al reddito per un periodo adeguato alla offerta di nuovo lavoro; deve essere istituito un reddito garantito per tutti di 1000 Euro/mese.

Da quanto sinteticamente esposto risulta evidente la totale contrarietà della Confederazione Unitaria di Base (Cub) all’insieme dei contenuti dei decreti sottoposti al vaglio di questa Commissione.

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CUB POSTE BENEVENTO

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Piccola storia ignobile…

 

La mamma di Anna non è più tra noi, la legge 104 di cui avrebbe dovuto beneficiare ha conosciuto il suo vero epilogo.

Anna, però, ha visto calpestare i diritti insiti nella legge prima che le condizioni di salute della propria madre fossero tali da comportarne la fine burocratica.

Anna ha vinto un ricorso per demansionamento, sopportando due anni di lavoro in condizioni di estrema precarietà, realizzando, nonostante tutto ciò, obiettivi commerciali importanti e instaurando rapporti con la clientela di fiducia e stima reciproca, e tutto quello che gli uomini d’Azienda hanno saputo fare, è stato spostarla da dove era stata assegnata con forza e obbligarla con altrettanta “forza”, a prestare servizio a più di 40 km da casa, costringendola a un percorso che prevede circa due ore di viaggio tra andata e ritorno.

Anna ha lottato e lotta perché la sua dignità di lavoratrice non sia calpestata, perché le sue responsabilità siano accompagnate da quanto è giusto avere per poterle supportare.

Anna rispetta l’Azienda per la quale lavora, ma gli uomini d’Azienda non sembrano pensare a lei come ad una “risorsa” ne tantomeno come ad una donna.

Anna ha diretto un ufficio per più di cinque anni, contribuendo sicuramente alla sua crescita, ma le è stato negato di coglierne i frutti, destinati a un collega di pari grado e subendo gravi umiliazioni per questo.

Anna non è stata al gioco, Anna ha alzato la testa, Anna ha guardato negli occhi i suoi “ superiori “ e ha detto –NO-.

Adesso i suoi “superiori” saranno contenti del lutto che Anna ha vissuto…credono di avere una marcia in più perché il ricorso di Anna non dia frutti…..

Vedremo…noi siamo con lei.

 

CUB Poste

Sede: Via Vitelli, 90 Benevento– cell. 3280035862- www.cubposte.altervista.org

RISTORO’: SI CERCA DI CAMBIARE PELLE

RISTORO

Comunicato alla Stampa

Il trasferimento di ramo d’azienda dalla Ristorò alla cooperativa sociale Quadrelle 2001 è nullo: alla concertazione con i sindacati non è stata invitata la CUB e non sono stati indicati i motivi della cessione.

Si apprende dalla stampa che la società Ristorò ha incontrato nei giorni scorsi i sindacati Cisl, Uil, Ugl e Cigl  per la concertazione relativa alla cessione alla coop. Quadrelle 2001 della parte di azienda  concernente la preparazione dei pasti per i bambini delle scuole di Benevento e per anziani e disagiati psichici della provincia.

Tale concertazione è nulla perché la ditta della famiglia Barretta contrariamente a quanto previsto dall’art. 47 della legge 428 del 1990 non ha invitato anche la CUB-  Confederazione Sindacale di Base, regolarmente costituita ed attiva presso la Ristorò, e non ha comunicato formalmente i “motivi della cessione del ramo di azienda”.

Infatti, secondo quanto riportato dalla stampa, la famiglia Barretta si è limitata ad indicare che la cessione avviene a seguito di una campagna denigratoria dell’associazione Altrabenevento che avrebbe indotto il Comune di Benevento e la ASL a sospendere il servizio. Questa è una motivazione ridicola che ai sensi della citata legge, non può costituire valido motivo per la cessione del ramo di azienda. Se la Ristorò si sente diffamata, deve rivolgersi al magistrato penale e non pensare di far subentrare altri per partecipare comunque alla prossima gara di appalto per la mensa scolastica di Benevento.

Sarebbe interessante, a tal proposito, leggere il Capitolato che il comandante Moschella non si decide a pubblicare per comprendere quali sono i casi di esclusione per le ditte partecipanti.

La CUB, che ha denunciato pubblicamente gli abusi della Ristorò ed ha difeso i lavoratori e gli utenti del servizio, mentre altri sindacati difendevano la famiglia Barretta, non permetterà che la “cessione del ramo di azienda” diventi solo un modo per la Ristorò di cambiare pelle.

Benevento, 13 luglio 2015

Il segretario nazionale

Marcelo Amendola

ACCORDO AUCHAN: RESPINTI I LICENZIAMENTI FORZATI, DA OGGI INIZIANO ALTRE LOTTE A TUTELA DEI DIRITTI ACQUISITI.

AUCHAN 9

 

Ieri lunedì 6 Luglio, dopo alcune ore di trattativa presso il Ministero del Lavoro, è stato firmato l’accordo con il quale Auchan rinuncia ai 1465 licenziamenti decisi ad Aprile dalla multinazionale francese. L’accordo è stato firmato in sedi separate dalla Flaica-Cub e da Filcams-Fisascat e Uiltucs e prevede che, a fronte di 1200 lavoratrici e lavoratori che hanno firmato la disponibilità al”esodo volontario incentivato (30.000 euro lordi FTE), l’azienda ritiri i licenziamenti che avrebbero dovuto partire il 17 Luglio. L’azienda si è anche impegnata a incontrare le sigle sindacali compresa la FLAICA al termine della procedura pere verificare il rispetto dell’accordo e la nuova organizzazione del lavoro che verrà adottata a fronte della riduzione del 12,5% della forza lavoro Auchan in Italia.

L’accordo firmato è un accordo difensivo che ha il merito di evitare i licenziamenti annunciati ma che garantisce troppo poco sul terreno dell’organizzazione del lavoro e su quella dei possibili trasferimenti tra punti vendita che risulteranno in sofferenza e punti vendita dove l’esubero è destinato a permanere.

Nonostante questo, come FLAICA-CUB, abbiamo deciso di firmare per continuare a rappresentare lavoratrici e lavoratori al tavolo di trattative che si annunciano pesanti e difficili. E’ stata infatti respinta l’offensiva di Auchan che pretendeva di ottenere una la cancellazione condivisa del contratto integrativo del gruppo. Contratto integrativo che è stato disdetto unilateralmente dall’impresa, fatto che comporterà a partire dalla busta paga di questo mese una cospicua perdita di salario per lavoratrici e lavoratori.

La vertenza Auchan, quindi, non viene chiusa da questo accordo che per noi si presenta come il mero riconoscimento di una situazione di fatto. Resta invece in piedi la necessità di costruire la forza necessaria per evitare che la riorganizzazione resa necessaria da una riduzione del personale superiore al 10% complessivo non diventi un nuovo macigno sulle spalle dei lavoratori e rimane strettamente necessaria la mobilitazione per recuperare quella parte di salario che la disdetta del contratto integrativo toglie a tutti e tutte le dipendenti del gruppo Auchan Italia.

 

7 Luglio 2015  FLAICA Uniti CUB Italiana

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RISTORO’: IL GIUDICE DEL LAVORO REINTEGRA LA LAVORATRICE LICENZIATA PERCHE’ SI NEGO DI TESTIMONIARE CONTRO LE COLLEGHE.

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Il Giudice del Lavoro annulla il licenziamento della dipendente della Ristorò che non aveva voluto testimoniare contro una collega accusata di aver fotografato in cucina pentole indecenti.

Con la sentenza n. 1818/2015 emessa ieri 25 giugno, il Giudice del Lavoro, dott.ssa Claudia Chiarotti ha ordinato alla società Ristorò la immediata reintegra della lavoratrice Lucia Izzo nel suo posto di lavoro presso il centro di cottura del servizio di mensa scolastica, condannando la ditta al pagamento di una indennità pari all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento, 11 febbraio 2015, ad oggi e al pagamento delle spese processuali.

Si tratta di una decisione importante che rende in parte giustizia alla dipendente della Ristorò la quale, al pari di altre lavoratrici, non si è messa la coscienza sotto i piedi, raccontando cosa succedeva veramente nelle cucine della ditta Ristorò. La signora Lucia Izzo non si è piegata neppure quando ha dovuto prendere atto, con amarezza, che il suo sindacato, la CISL, non l’ha mai né tutelata né sostenuta. Noi della FLIACA Uniti CUB abbiamo sostenuto Lucia dal primo momento e la ringraziamo per la fiducia che ci ha dato.

Attendiamo adesso le decisioni del Giudice del Lavoro sui licenziamenti di altre due dipendenti “infedeli” della Ristorò, e le conclusioni delle indagini della Procura della Repubblica sul servizio per la somministrazione dei pasti ai bambini delle scuole materne ed elementari della città. 

FLAICA UNITI CUB BENEVENTO