Category Archives: Successi & Sentenze

Autogrill condannata e obbligata a trattare con la Flaica

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Il giudice del lavoro di Milano, il 30.01.2017, ha dichiarato antisindacale “l’immotivato e ingiustificato silenzio” con cui Autogrill, “in spregio della volontà della maggioranza dei lavoratori” ha rifiutato di aprire una trattativa con la FlaicaUniti – CUB.
Il giudice ha riconosciuto il nostro diritto di rappresentare i lavoratori  i lavoratori dell’unità produttiva dell’aeroporto di Linate (MI) Read more

CONDANNATA FCA ITALY SPA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

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FLMU%20animataIL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

SEZIONE LAVORO, con sentenza del 20 agosto 2016 n.  16808/2016 sul ricorso presentato da FLMUniti-CUB, ha dichiarato condotta antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori il rifiuto della FCA ITALY SPA  di versare i contributi sindacali al sindacato FLMUniti –CUB.

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IL COMPONENTE DELLA R.S.U. CHE ADERISCE AD ALTRO SINDACATO NON DECADE DALLA SUA FUNZIONE

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IL GIUDICE DI MILANO CONFERMA LA LEGITTIMITA’ DELLE RSU PASSATE DALLA CGIL ALLA FLAICAUNITI CUB NELLA ESSELUNGA DI MILANO. Nel silenzio assordante della Cgil, Esselunga si è assunta il compito di dichiarare decaduti i delegati, malgrado la evidente illegittimità di questa decisione, con l’assunto che tutto è permesso purché i lavoratori non abbiano un sindacato che li difenda. Read more

CORTE DI CASSAZIONE: L’azienda, in caso di trasferimento deve scegliere la soluzione meno gravosa per i dipendenti.

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Una buona sentenza per i lavoratori. La Corte di Cassazione depositando la sentenza ha affermato, che con sentenza n. 1608 del 28 gennaio 2016, in caso di trasferimento del dipendente per comprovate ragioni di carattere organizzativo – produttivo (trasferimenti punitivi), il datore di lavoro, di fronte a diverse soluzioni di scelta, è tenuto a preferire la soluzione meno gravosa per il dipendente (ossia quella più vicina alla residenza del dipendente o da lui scelta). Nel settore commercio sono sempre più frequenti i trasferimenti puniti per tutti quei lavoratori che non mettono la testa sotto i piedi. Con questa sentenza che vi alleghiamo abbiamo un motivo in più per lottare.

 

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JOHNSON CONTROLS di Ogliastro Cilento (SA): condannata per non aver custodito la macchina della dipendente nel parcchegio aziendale

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CUB  Salerno                  

Comunicato stampa

 

Ancora una vittoria in difesa della legalità

 

Con sentenza  n. 644/2015 iscritta al n. R.G.215/13, il Giudice di pace di Agropoli, condanna la società Johnson Control Interiorssrl con sede in Gugliasco al pagamento delle spettanze.

Ancora una vittoria in difesa della legalità, avevamo ragione, lo afferma il Segretario provinciale Cub Salerno, Giuseppe Salvati unitamente al segretario provinciale Allca-Cub

 Aniello Savino. Alla signora Spinelli Franca, in data 18/06/2009, mentre si trovava in  pausa pranzo nel recarsi presso la propria macchina, notava che qualche incosciente gli aveva tagliato le gomme della propria autovettura,nel perimetro custodito dell’azienda Johnson Control Interiorssrl, sita a Ogliastro Cilento. A nulla valsero le richieste da parte sindacale sul rimborso da effettuare alla signora Spinelli, avendol’unica colpa di essere  affiliata alla nostra organizzazione sindacale, decisione presa perché stanca delle continue ingiustizie da parte di organizzazioni sindacali non più in difesa dei lavoratori ma semplicemente al servilismo aziendale. Lotteremo sempre affinché sia rispettata la giustizia e il rispetto sui posti di lavoro.  A tutte le aziende presenti sul territorio che con la complicità di affiliati sindacali continueranno a manifestare odio o accanimento sui nostri iscritti vogliamo ricordare che vigileremo sempre per il rispetto della democrazia e che continueremo ad affollare le sale dei tribunali ogni qualvolta si verificheranno ingiusti comportamenti – afferma Giuseppe Salvati. Ai tanti lavoratori ricorda di fidarsi della nostra Organizzazione Sindacale saremo sempre una spina nel fianco di aziende vogliose di colpire i nostri affiliati e i diritti dei lavoratori.

 

Fisciano 17/11/2015                                                    Segreteria Provinciale Cub Salerno

                                                                                                          Giuseppe Salvati

Posizione della Cub sui decreti n° 176, 177, 178, 179. Audizione alla Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato del 30-06 2015.

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Alla:

Commissione lavoro, previdenza sociale
Senato della Repubblica
Piazza Madama, 2
00186 ROMA fax 06/67063676

Posizione della Cub sui decreti n° 176, 177, 178, 179.
La politica economica del governo Renzi è un incubo per lavoratori, disoccupati e pensionati e un sogno realizzato per il  padronato.
Il governo vende un piano per il lavoro che non avrà effetti sul piano occupazionale ma produrrà solo più precarietà e cancellerà le residue tutele.
Il governo realizza invece il sogno dei padroni: lavoratori sempre più asserviti e meno tasse; questa volta si vedono cancellati i contributi per tre anni ai nuovi assunti e ridotta di 6,5 miliardi l’irap.

La Cub ha espresso netta contrarietà alla legge  delega sul Jobs Act per la filosofia che sottende e per l’ampio margine di discrezionalità che assegna al governo nella modifica delle norme sul mercato del lavoro.
La legge delega sul Jobs Act, è stata presentata come una necessaria scossa all’economia, ma, invece di affrontare la crisi creando lavoro e redditi, rappresenta un ulteriore passo avanti con quanto fatto dai governi precedenti e completa lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori per rendere ancor più flessibile il mercato del lavoro, rimettere tutto il potere  nelle mani dell’impresa, ridurre gli ammortizzatori sociali per obbligare i disoccupati ad accettare un lavoro qualsiasi e a qualsiasi prezzo.
I decreti attuativi finora approvati hanno confermato le ragioni del dissenso della nostra organizzazione, gli ultimi quattro rendono ancor più evidente e inaccettabile l’intera legge.

Il contratto a tutele crescenti è solo libertà di licenziare.
Il  contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, pomposamente presentato come strumento per aggredire la precarietà e la disoccupazione,  prevede in realtà la liberalizzazione dei licenziamenti  per giustificato motivo oggettivo per i quali è abolito sempre il rientro in fabbrica anche in caso di licenziamento illecito. Chi sarà assunto con questo contratto può quindi essere licenziato in qualsiasi momento a discrezione del padrone. Di indeterminato c’e solo il momento in cui il padrone lo farà e l’abolizione dei diritti e delle tutele completa la separazione tra diritti e lavoro; la crisi viene utilizzata per affermare l’idea del “purché sia un lavoro”.
Licenziamenti discriminatorio nullo o intimato in forma orale.

Nel caso il giudice dichiara nullo il licenziamento ci sono due possibilità:
1.    Risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione. Il risarcimento minimo è di 5 mensilità.
2.    In sostituzione della reintegrazione risarcimento con indennità pari a 15 mensilità

Licenziamento per giustificato motivo o giusta causa.
1.    Se il giudice accerta che non ci sono gli estremi del licenziamento, dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità  pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.
2.    Solo in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia dimostrata in causa l’insussistenza del fatto materiale, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione.
Il risarcimento non può essere superiore a 12 mensilità. Per le aziende sotto i 15 dipendenti l’indennità è dimezzata ed è massimo di 6 mesi.
Vizi procedura. Se sono accertati vizi di procedura il licenziamento è comunque valido ( a differenza del passato che era nullo). È prevista una indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e massimo 12 mensilità.
Offerta di conciliazione. Nel caso di licenziamenti discriminatori è prevista per il padrone l’offerta di una conciliazione. In questo caso l’indennità prevista è di 1 mese per ogni anno di servizio,  in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e non superiore a 18 mensilità esentasse, con costo a carico dello stato.
Licenziamento collettivo. I licenziamenti collettivi sono parificati a quelli individuali e solo in caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223/91, intimato senza  forma scritta, è previsto il rientro o una indennità come nel caso dei licenziamenti discriminatori. In caso di violazione delle procedure i licenziamenti sono comunque validi, si applicano le indennità prevista dai vizi di procedura.

Gli ultimi decreti oggi ( 30/6/2015 ) in discussione, completano lo stravolgimento delle tutele dei lavoratori previsto dal jobs act.

Atto n° 176 – Semplificazioni. Cub è contraria ad interventi di semplificazione che compromettano tutele per soggetti deboli, disabili, e quelle in ordine alla salute e alla sicurezza. Con le semplificazioni si concede ai padroni libertà di scegliere quale disabile assumere e di allargare il potere di controllo sui lavoratori attraverso controlli a distanza  su pc, tablet, telefonini aziendali. Una simile disposizione, combinata con la nuova disciplina dei licenziamenti senza giusta causa, evidenzia che l’esigenza reale sia quella di dare in mano ai padroni uno strumento in più per sbarazzarsi dei lavoratori

Atto n° 177 – Riordino normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.
La Cub considera inadeguato ed inaccettabile Il decreto perché incentrato solo sulla costituzione dell’agenzia, per decidere come eleggere il suo presidente e i vari funzionari, senza trattare la parte più importante, quella che serve a fare incontrare la domanda di lavoro con la sua offerta.
Il rafforzamento delle politiche attive tanto conclamato è un banale bluff, una operazione tecnica che, nel superare l’articolo 18, parla di tutele di nuova generazione (politiche attive e ricollocazione dei disoccupati) che ancora non ci sono e che a lungo non ci saranno.
Quello che doveva essere il fiore all’occhiello delle politiche del lavoro del governo, l’ istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal ministero del Lavoro che a fronte della riduzione delle tutele economiche avrebbe dovuto tutelare chi perde il posto di lavoro offrendo una nuova occupazione si riduce nei fatti all’ennesimo carrozzone.

Atto n° 178 – Ispettorato nazionale del lavoro. La Cub ritiene che il governo debba assumere iniziative per aumentare i controlli, non per diminuirli. Il decreto risponde alla domanda delle imprese che hanno sempre denunciato di essere sottoposte a numerosi controlli e ciò intralciava l’attività produttiva e non all’esigenza di combattere irregolarità ed inadempienze.
L’integrazione dei servizi ispettivi di ministero del Lavoro, Inps e Inail comporterà una riduzione dei controlli sulle imprese e ciò limiterà l’accertamento delle infrazioni oggi elevatissime e difficili da contrastare con i mezzi disponibili.

Atto n° 179 – Ammortizzatori sociali. La Cub ritiene inaccettabile la riduzione dell’intervento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria e il superamento della cassa in deroga con una varietà di fondi di solidarietà.
Cub al contrario ritiene che  gli ammortizzatori sociali debbono essere universali e fruibili da parte di tutti i lavoratori.  Pertanto il superamento della cig in deroga deve avvenire non con forme mutualistiche ma stabilendo una contribuzione per imprese e lavoratori così come oggi avviene per le imprese che già utilizzano la cig. Va evitato che attraverso la forma mutualistica il diritto dei lavoratori venga aggirato per mancanza dei fondi.
In caso di crisi temporanea e/o di ristrutturazione va elevata la relativa indennità all’80% della retribuzione percepita abolendo i massimali.
Al lavoratore va garantito un sostegno al reddito per un periodo adeguato alla offerta di nuovo lavoro; deve essere istituito un reddito garantito per tutti di 1000 Euro/mese.

Da quanto sinteticamente esposto risulta evidente la totale contrarietà della Confederazione Unitaria di Base (Cub) all’insieme dei contenuti dei decreti sottoposti al vaglio di questa Commissione.

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ACCORDO AUCHAN: RESPINTI I LICENZIAMENTI FORZATI, DA OGGI INIZIANO ALTRE LOTTE A TUTELA DEI DIRITTI ACQUISITI.

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Ieri lunedì 6 Luglio, dopo alcune ore di trattativa presso il Ministero del Lavoro, è stato firmato l’accordo con il quale Auchan rinuncia ai 1465 licenziamenti decisi ad Aprile dalla multinazionale francese. L’accordo è stato firmato in sedi separate dalla Flaica-Cub e da Filcams-Fisascat e Uiltucs e prevede che, a fronte di 1200 lavoratrici e lavoratori che hanno firmato la disponibilità al”esodo volontario incentivato (30.000 euro lordi FTE), l’azienda ritiri i licenziamenti che avrebbero dovuto partire il 17 Luglio. L’azienda si è anche impegnata a incontrare le sigle sindacali compresa la FLAICA al termine della procedura pere verificare il rispetto dell’accordo e la nuova organizzazione del lavoro che verrà adottata a fronte della riduzione del 12,5% della forza lavoro Auchan in Italia.

L’accordo firmato è un accordo difensivo che ha il merito di evitare i licenziamenti annunciati ma che garantisce troppo poco sul terreno dell’organizzazione del lavoro e su quella dei possibili trasferimenti tra punti vendita che risulteranno in sofferenza e punti vendita dove l’esubero è destinato a permanere.

Nonostante questo, come FLAICA-CUB, abbiamo deciso di firmare per continuare a rappresentare lavoratrici e lavoratori al tavolo di trattative che si annunciano pesanti e difficili. E’ stata infatti respinta l’offensiva di Auchan che pretendeva di ottenere una la cancellazione condivisa del contratto integrativo del gruppo. Contratto integrativo che è stato disdetto unilateralmente dall’impresa, fatto che comporterà a partire dalla busta paga di questo mese una cospicua perdita di salario per lavoratrici e lavoratori.

La vertenza Auchan, quindi, non viene chiusa da questo accordo che per noi si presenta come il mero riconoscimento di una situazione di fatto. Resta invece in piedi la necessità di costruire la forza necessaria per evitare che la riorganizzazione resa necessaria da una riduzione del personale superiore al 10% complessivo non diventi un nuovo macigno sulle spalle dei lavoratori e rimane strettamente necessaria la mobilitazione per recuperare quella parte di salario che la disdetta del contratto integrativo toglie a tutti e tutte le dipendenti del gruppo Auchan Italia.

 

7 Luglio 2015  FLAICA Uniti CUB Italiana

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RISTORO’: IL GIUDICE DEL LAVORO REINTEGRA LA LAVORATRICE LICENZIATA PERCHE’ SI NEGO DI TESTIMONIARE CONTRO LE COLLEGHE.

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Il Giudice del Lavoro annulla il licenziamento della dipendente della Ristorò che non aveva voluto testimoniare contro una collega accusata di aver fotografato in cucina pentole indecenti.

Con la sentenza n. 1818/2015 emessa ieri 25 giugno, il Giudice del Lavoro, dott.ssa Claudia Chiarotti ha ordinato alla società Ristorò la immediata reintegra della lavoratrice Lucia Izzo nel suo posto di lavoro presso il centro di cottura del servizio di mensa scolastica, condannando la ditta al pagamento di una indennità pari all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento, 11 febbraio 2015, ad oggi e al pagamento delle spese processuali.

Si tratta di una decisione importante che rende in parte giustizia alla dipendente della Ristorò la quale, al pari di altre lavoratrici, non si è messa la coscienza sotto i piedi, raccontando cosa succedeva veramente nelle cucine della ditta Ristorò. La signora Lucia Izzo non si è piegata neppure quando ha dovuto prendere atto, con amarezza, che il suo sindacato, la CISL, non l’ha mai né tutelata né sostenuta. Noi della FLIACA Uniti CUB abbiamo sostenuto Lucia dal primo momento e la ringraziamo per la fiducia che ci ha dato.

Attendiamo adesso le decisioni del Giudice del Lavoro sui licenziamenti di altre due dipendenti “infedeli” della Ristorò, e le conclusioni delle indagini della Procura della Repubblica sul servizio per la somministrazione dei pasti ai bambini delle scuole materne ed elementari della città. 

FLAICA UNITI CUB BENEVENTO

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