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COME AVVENNE CHE DEI DIRITTI NEGATI SI TRASFORMASSERO PER INCANTO IN PREMI AL MERITO

SCUOLA BUONA

“I tiranni facevano distribuire un quarto di grano, un sestiere di vino, e un sesterzio, e in quell’occasione faceva pena sentire gridare Viva il Re: quei poveracci non si rendevano conto che stavano soltanto recuperando una parte di ciò che gli era appartenuto, e che ciò che recuperavano, il tiranno non avrebbe potuto darglielo, se prima non glielo avesse tolto”. Étienne de La Boétie Discorso sulla servitù volontaria Chi si prendesse la briga di andare a leggere l’ultimo contratto di lavoro del personale della scuola scoprirebbe che la sua validità formale ha avuto fine il 31 dicembre 2009 e che quindi da ben sei anni siamo senza rinnovo del contratto con la conseguente perdita di una parte consistente della nostra retribuzione. A questa decurtazione è seguito il taglio della progressione retributiva legata all’anzianità di servizio, gli scatti di anzianità, nel 2010, 2011, 2012, 2013 recuperati solo parzialmente. E’ quindi evidente che vi è la necessità di agire per avere, dopo un sessennio, aumenti retributivi consistenti. Cosa propone a questo proposito il governo? 200 milioni di euro per TUTTI i lavoratori del settore pubblico dei quali 90 destinati alla scuola e cioè un aumento medio di 5 euro al mese. Un secco schiaffo insomma. E’ infatti, assolutamente evidente che solo per recuperare parzialmente quanto perso sarebbero necessarie risorse almeno venti volte superiori. Ma lo stesso governo investe con il bonus 500 euro, peraltro riservato ai soli docenti di ruolo con la conseguente esclusione di ATA, docenti precari ed educatori, 127 milioni di euro per il 2015 e 381 milioni di euro il 2016. Una gentile concessione, pagata con una minima parte di quanto sinora sottrattoci, volta a frenare l’indignazione della categoria per la Legge 107, quella che che impone la pessima scuola. Altri 200 milioni di euro vengono poi destinati al riconoscimento del “merito” affidato alla scelta dei dirigenti con, per sovrammercato, la patetica legittimazione di comitati di valutazione che dovrebbero stabilire i “criteri” per la distribuzione ad alcuni di un premio e ad altri, alla maggioranza, di nulla. Se questa è la situazione che abbiamo di fronte, è chiara la risposta che dobbiamo dare: mobilitarci per forti aumenti retributivi in paga base come riconoscimento di quanto ci spetta di diritto e rifiuto, senza ambiguità, della Legge 107.

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