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CUB SCUOLA: SCUOLA E LAVORO

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SCUOLA E LAVORO

Ora che sta un po’ diradandosi il molto fumo che copriva il poco arrosto della legge definita assai impropriamente “Buona scuola” si può tentare di analizzare quali effetti sta producendo realmente nel mondo dell’istruzione, che è assai variegato: dalle materne ai licei, da Vipiteno a Pantelleria.
Come fiore all’occhiello della legge la propaganda governativa ha indicato quella che pomposamente, ma poco correttamente, è stata definita “Alternanza scuola – lavoro”. Novità accolta favorevolmente da molti settori della società, che spesso lamentano una lontananza tra l’impostazione dell’istruzione superiore e il mondo del lavoro.
Ma è veramente una novità? Guardando i documenti esplicativi emessi a vari livelli ci si accorge che da noi (a Vicenza e penso nel resto del Veneto) la cosiddetta “alternanza” gli istituti tecnici e professionali la praticano da molti anni, e con esiti positivi. Flessibilità della programmazione, pratica di laboratorio, collaborazione con le aziende, formazione sulla sicurezza, tirocini lavorativi costituiscono una parte consistente e fondamentale dell’attività didattica. Certo, adesso la legge estende anche ai licei queste attività e le rende obbligatorie, il che non è un male.
Ma tutte queste attività preesistenti alla “Buona scuola” vengono regolate da normative che non sono state toccate. Per cui non esiste nessuna “alternanza” tra scuola e lavoro, si tratta sempre di attività didattiche, lo studente non diventa mai effettivamente “lavoratore”. Anche nelle fasi di tirocinio (lo “stage”, come impropriamente viene definito), dove lo studente viene inserito in un’azienda per un’esperienza di lavoro che però è sempre supportata dalla scuola per quanto riguarda contratti, assicurazioni, coperture legali. E naturalmente non è prevista una retribuzione.
In una vera alternanza ci dovrebbe essere una vera esperienza lavorativa, con tutte le sue implicazioni. Compresa la retribuzione: l’articolo 36 della Costituzione dice che è un diritto del lavoratore. Allora si potrebbe pensare all’ introduzione di opportuni contratti tipo apprendistato. I fondi non mancano: quelli del bonus per i diciottenni, per esempio: sarebbe assai più educativo collegarlo a una prestazione lavorativa invece di distribuirlo a pioggia. E poi i fondi europei, piuttosto consistenti, che già si utilizzano per il progetto “Erasmus”, ma vanno anche a finanziare alcune attività di dubbio valore. E poi i fondi bilaterali e interprofessionali, che provengono da una trattenuta sui contributi INPS versati dai lavoratori ma vengono gestiti dalle associazioni di categoria e dai sindacati: meglio finiscano a studenti che nelle tasche dei soliti noti. E le aziende possono fare la loro parte, non sono questo tipo di uscite i veri problemi.
Insomma, una vera esperienza di lavoro non può escludere anche l’esperienza riguardante contratti di lavoro, diritti d’impresa e sindacali, retribuzioni, prelievo fiscale, trattenute previdenziali eccetera. L’informazione e la formazione su questi temi sono fondamentali per l’introduzione al mondo del lavoro. Oppure a qualcuno va bene che i nostri studenti, cui sono richieste conoscenze e competenze quasi universali, restino ignoranti solo in questa materia?

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CUB SCUOLA: Campioni dell’ alternanza scuola-lavoro o campioni della fornitura di lavoro gratuito?

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Campioni dell’ alternanza scuola-lavoro o campioni della fornitura di lavoro gratuito?

Quando leggiamo in un comunicato ufficiale del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca che il ministro Giannini esalta il

“lancio del programma “I Campioni dell’Alternanza”, che coinvolgerà un gruppo di 16 organizzazioni – aziende grandi e medie, Ordini professionali e Terzo settore – nel racconto e nella diffusione dell’alternanza attraverso progetti di qualità.
Si parte con Accenture, Bosch, Consiglio Nazionale Forense, COOP, Dallara, ENI, Fondo Ambiente Italiano, FCA, General Electric, HPE, IBM, Intesa Sanpaolo, Loccioni, McDonald’s, Poste Italiane e Zara per un totale di circa 27.000 posizioni di alternanza messe a disposizione per questo anno scolastico solo da questi partner. Posizioni che verranno incrementate per il prossimo triennio.”

verifichiamo come ormai il Governo non senta nemmeno il bisogno di celare il senso reale della mitica alternanza scuola-lavoro.
Ci domandiamo infatti, per fare solo l’esempio più clamoroso visto che da Mc Donald lavoreranno 10.000 dei 27.000 ragazzi coinvolti che tipo di formazione professionale verrà loro fornita.
Ci pare evidente che consisterà solo, o quasi, in un addestramento a un lavoro puramente esecutivo nell’imposizione dell’abitudine alla pronta obbedienza, nell’utilizzo del lavoro gratuito di questi ragazzi.
A maggior ragione è necessario rivendicare per la scuola pubblica le risorse necessarie a fornire un’effettiva e corretta conoscenza dei rapporti di lavoro, dei diritti dei lavoratori, della normativa sulla sicurezza.
La Cub Scuola Università e Ricerca si impegna a sviluppare una discussione sull’argomento nei collegi docenti e nelle assemblee sindacali al fine di combattere gli abusi e di porre nella vertenza per il nuovo contratto delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola come centrale l’abolizione di questa normativa sull’alternanza.
Ci battiamo per una scuola della formazione, della ricerca, della sperimentazione e contro una scuola dell’addestramento, intesa come mero disciplinamento all’attuale ordine produttivo.

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CUB SCUOLA: Premi ai docenti, giochiamo a carte scoperte

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Premi ai docenti: giochiamo a carte scoperte

Molti Dirigenti Scolastici rifiutano di rendere pubblici i nomi dei colleghi e delle colleghe premiati sulla base della legge 107 appellandosi alla normativa sulla privacy.
Ora, fatto salvo che è ben strano che i “meritevoli” vogliano nascondere il riconoscimento e la misura del riconoscimento del proprio “merito” e che dovrebbe essere sufficiente un minimo di correttezza da parte dei dirigenti scolastici per rendere evidente che si tratta di dati, per loro stessa natura, di pubblico interesse, basta ragionare sulla normativa che regola la materia per rendersi conto che quella della secretazione di queste informazioni è una pretesa insostenibile.

La stessa legge Legge 107 infatti all’art. 1 – comma 128 afferma

“La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria.”

Se si tratta di retribuzione accessoria valgono:

L’Art. 18, comma 1 del D.lgs n. 33/2013 come modificato dalla riforma Madia che afferma:

“Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici – (….) le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico”

L’Art. 20 dello stesso decreto :

“Le pubbliche amministrazioni pubblicano i dati relativi all’ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l’ammontare dei premi effettivamente distribuiti. Le pubbliche amministrazioni pubblicano i criteri definiti nei sistemi di misurazione e valutazione della performance per l’assegnazione del trattamento accessorio e i dati relativi alla sua distribuzione, in forma aggregata, al fine di dare conto del livello di selettività utilizzato nella distribuzione dei premi e degli incentivi, nonché i dati relativi al grado di differenziazione nell’utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti”.

Sulla base di quanto dunque prevede la normativa dunque è dovere dell’amministrazione rendere noto solo ai docenti:

i nominativi dei destinatari del bonus, l’ammontare del premio e le attività premiate;
i criteri sulla cui base sono stati assegnati o negati i premi.

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