Category Archives: Cub FLMUniti

Il Referendum Alitalia, Sindacato di classe come unica via.

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Il Referendum Alitalia assieme alle nuove lotte operaie pone con forza la questione del sindacato di classe in Italia.

di Antonio Ferrari, Segretario Nazionale FMLUniti-CUB

Il risultato importante dei lavoratori Alitalia che, col referendum, hanno bocciato l’ennesimo accordo al ribasso dei sindacati concertativi col governo ed il fallimentare management della società’, segna una importante inversione di tendenza relativamente al protagonismo dei lavoratori. Read more

ALITALIA COME LA FIAT, UN REFERENDUM CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA

alitalia

Sono mesi, anni, che assistiamo allo spettacolino organizzato intorno alle sorti del vettore aereo, l’Alitalia. Governo, padroni, CGIL, CISL, UIL, come avvoltoi, tutti impegnati nel gioco delle parti, tesi a prospettare grandi cambiamenti a cui si opporrebbero grandi contrasti, il solito “cambiare tutto per non cambiare nulla”, e scaricare sui lavoratori i disastri della sciagurata gestione degli ultimi anni. Read more

No alla tangente a favore di fim, fiom, uilm

lavoratori cub

Entro il 15 Maggio 2017, bisogna dire NO alla trattenuta di 35 euro a favore di fim, fiom, uilm, come concordato in sede di rinnovo del contratto nazionale di categoria.

Le aziende stanno comunicando questa scadenza ai dipendenti.

 

I 35 denari vengono richiesti alle lavoratrici e ai lavoratori per il “servizio reso” … con la forma truffaldina del silenzio/assenso; Read more

FCA sposta la produzione della Panda fuori dall’Italia: quale futuro per Pomigliano?

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Il numero uno di FCA Sergio Marchionne ha annunciato che dal 2019-2020 la FIAT Panda sarà realizzata altrove, fuori dall’Italia, probabilmente in Polonia.

A Pomigliano, dal momento che i lavoratori sono “bravi”, si produrranno auto con più alto valore aggiunto, modelli top gamma con l’Alfa Romeo o la Maserati.

La FIAT, o meglio la FCA ha già avviato da anni un processo di delocalizzazione che porterà tutte le produzioni fuori dall’Italia.

L’annuncio di spostare le produzioni ad alto valore aggiunto a Pomigliano servirà soltanto a scucire altri soldi allo Stato italiano che dovrà finanziare la cassa integrazione ai lavoratori.

Lo conferma la situazione di Grugliasco dove si realizzano la Maserati Ghibli e la Quattroporte, è di recente tornata la cassa integrazione per i quasi 1.800 dipendenti a causa del calo delle vendite.

Oggi c’è poco o niente che facciamo in Italia e che non possa essere fatto in Polonia, Cina o Thailandia a metà prezzo.

Dall’altra parte c’è lo Stato che “ATTRAVERSO I VARI GOVERNI” continua a finanziare miliardi di ore di cassa integrazione per sostenere i lavoratori lasciati a casa dalle aziende che delocalizzano.Nel mezzo, appunto, i lavoratori a cui non viene data alcuna alternativa se non quella di accettare stipendi sempre più bassi e condizioni di lavoro precarie.

Le forze Politiche e sindacali hanno pesanti colpe nella vicenda Alfa perché in questi anni hanno proseguito con politiche liberiste favorendo il declino in atto. Le scelte dei governi e dei sindacati in subalterne agli interessi del padronato, per anni abbiamo rivendicato l’intervento pubblico per garantire l’occupazione e denunciato le  scelte politiche disastrose che anno regalato centinaia di miliardi di euro alla Fiat negli ultimi 40 anni.

Già nel 2005 avevamo denunciato che il piano Marchionne, puntava ad abbassare i volumi di produzione in Italia per trasferirli all’estero, ridurre gli investimenti sull’auto e impostare un piano di riduzione dei costi. Tutto ciò ha portato a dimezzare la produzione di auto in Italia, la chiusura di stabilimenti e la perdita di migliaia di posti di lavoro, senza parlare della distruzione dei diritti e alla deregolamentazione del lavoro in Italia.

La fusione con la statunitense Chrysler e lo spostamento della sede amministrativa e fiscale altrove sono stati soltanto il sigillo di una storia nota da tempo. In questi anni abbiamo spesso assistito allo spostamento da uno stabilimento all’altro della produzione di quella o questa auto.

La tendenza è globale e le ragioni chiare. La produzione di automobili è una produzione a basso valore aggiunto e in modo particolare le tipologie più popolari di auto hanno bassi margini di guadagno a fronte di alti costi di produzione, le aziende tendono ad andare dove il costo del lavoro è minore e quindi i margini di guadagno più consistenti.

La FIAT ha spostato la produzione di modelli di gamma bassa: la Tipo è realizzata in Turchia; la 500 è prodotta in Polonia e la 500L (la sua variante più grande) arriva dalla Serbia.

Lo stabilimento FIAT di Termini Imerese chiuso nel 2011 è stato soltanto l’ultima vittima di una lunga strage italiana. Prima di lui, nel 2004 ha chiuso lo stabilimento Rivalta (Torino) e quello di Arese che produceva l’Alfa Romeo.

Anche gli stabilimenti che restano in funzione non se la passano bene.Nel 2013 erano in cassa integrazione a zero ora due terzi dei circa 30mila dipendenti FIAT, cioè 20mila persone a casa perché negli stabilimenti di Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi e Grugliasco non c’erano auto da costruire.

Una cifra enorme, calata a 16mila lavoratori in cassa integrazione nel 2014.

In tutti questi casi il copione è sempre lo stesso, la FIAT annuncia il taglio alla produzione e lo Stato interviene continuando ad elargire soldi alla Fiat.

Nel 2015 Sergio Marchionne annunciò che l’obiettivo di FIAT è di arrivare ad azzerare la cassa integrazione entro il 2018, ma si tratta di pura utopia. Ad oggi la situazione negli stabilimenti italiani, di fatto non è cambiata, i dipendenti continuano ad entrare e uscire dalla cassa integrazione.

Dal 27 febbraio scorso i lavoratori di Grugliasco, che fanno auto ad alto valore aggiunto come l’Alfa Romeo e la Maserati, sono tornati in cassa integrazione per il calo delle vendite, Pomigliano continuano con gli ammortizzatori sociali per circa la metà dei dipendenti, Cassino hanno ritirato lo stato di crisi a Gennaio, mentre per Melfi nonostante vi siano stati annunci euforici da parte di Renzi e Marchionne anche nel 2017 continua lo spettro della Cigo.

Ancora oggi con l’annuncio di Marchionne, l’azienda sposta la produzione a basso valore aggiunto in Paesi con un basso costo del lavoro.

E’ indispensabile aprire una riflessione seria sul futuro del nostro Paese, quale politica industriale vogliamo mettere in campo quali sono i motivi che costringono le aziende a delocalizzare.

Le imprese, private a causa dell’impossibilità di svalutare la moneta, (dovuto all’Euro), individuano nella riduzione del costo del lavoro, e precisamente del salario nelle sue diverse forme, l’unica via per il recupero di competitività.

Per affrontare il problema è necessario partire dai dati di fatto, in tutta Europa le politiche di austerità imposte dalla Troika hanno prodotto come dirette conseguenze un arretramento delle condizioni di vita di una buona parte della popolazione, impoverimento della classe media, aumento fortissimo delle diseguaglianze, crescita enorme della disoccupazione.

Se non si affronta il problema EURO e ci si riappropria dell’autonomia monetaria e politica ci ritroveremo una nazione senza sistema produttivo ma basata esclusivamente sui servizi, la manifattura a basso valore aggiunto in Paesi occidentali come l’Italia non ha futuro, è già morta.

Produzioni come la siderurgia, il tessile, l’automotive si stanno inevitabilmente spostando nelle regioni in cui il costo del lavoro garantisce margini di guadagno maggiori.

Per questo le aziende delocalizzano e i governi, mettono soldi della collettività, pagando la cassa integrazione senza affrontare il problema alla radice.

Basta promesse! Per difendere l’occupazione, le fabbriche ed un sistema produttivo diverso è necessario.

BLOCCO IMMEDIATO DELLE PRIVATIZZAZIONI E LA NAZIONALIZZAZIONE DEI TRASPORTI, DELLA SIDERURGIA, DELLE AUTOSTRADE E DELLE AZIENDE DI INTERESSE NAZIONALE.

Ridurre l’orario a parità di salario. Bonifiche dei siti industriali inquinanti e dei territori.

Per la Fca ridistribuire il lavoro tra i vari stabilimenti. Per il medio periodo il governo deve operare per la difesa dell’occupazione, del salario, del lavoro, dell’ambiente, favorire la riconversione del settore dentro un nuovo modello di sviluppo.

Eleggere democraticamente i rappresentanti dei lavoratori dentro i luoghi di lavoro

E indispensabile dare al popolo la possibilità di decidere del proprio futuro con una corretta informazione sulle conseguenze del rimanere o uscire dall’EURO.

La FlmUniti-Cub chiama ad un confronto su queste basi i lavoratori e tutte le O.S. e politiche per costruire insieme una piattaforma conflittuale per bloccare ed invertire il declino sistema produttivo Italiano, che salvaguardi i diritti, il salario, il territorio, la salute dei lavoratori

Fca sposta la panda

Fondo COMETA cambiano i comparti, i rischi nascosti del SILENZIO-ASSENSO.

no grazie

A partire dal 1 febbraio 2017, Il Fondo Cometa adotterà una nuova politica di investimento e rinnoverà la struttura dei suoi Comparti, aprendosi definitivamente alla finanza e ai rischi della borsa.

Per raggirare i lavoratori e avere il massimo delle adesioni il consiglio di amministrazione ha deciso di ricorrere al silenzio assenso, un meccanismo “truffaldino” avvallato dalle O.S. confederali. Read more

FLM CUB: TIM IN LOTTA!!!!

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TIM IN LOTTA !!

Oggi 25 FEBBRAIO 2017 i dipendenti TIM manifestano per la propria dignità, per respingere l’ennesimo attacco ai propri diritti e ai diritti delle future generazioni ! Le continue “pretese” aziendali degli ultimi decenni sono state pagate dai lavoratori e dalla collettività e tutto ciò solo a causa di manager incompetenti e una politica collusa che ha permesso dapprima la vendita a debito di un asset strategico del paese, poi il suo impoverimento con la svendita dei propri gioielli (quasi tutte le partecipazioni internazionali e gran parte del patrimonio immobiliare), quindi la concessione di strumenti di integrazione salariale al solo scopo di garantire l’arricchimento di imprenditori senza scrupoli che contemporaneamente a questi aiuti di stato si liberavano dei lavoratori (i dipendenti si sono dimezzati in pochi anni) e toglievano diritti a quelli che restavano. Adesso l’azienda chiede ancor di più, forte di sindacati compiacenti e del job act “fallimentare” del governo Renzi che (dati di questi giorni) ha prodotto “meno occupazione” nel 2016 rispetto al 2014 (quando ancora c’era l’art.18), ha indebolito ancor di più le tutele dei lavoratori e in breve tempo li renderà TUTTI precari. E’ questo il mondo del lavoro che il mondo politico/economico vuol lasciare ai nostri figli (NO AI LORO!) e noi oggi/domani siamo/saremo in piazza per difendere questi diritti e riconquistare quelli persi, perché NOI SIAMO UOMINI, NO BESTIE DA SFRUTTARE E DISFARSI QUANDO NON PIU’ PRODUTTIVI COME VUOLE IL PADRONE! STIAMO LOTTANDO PER TIM, PER LE AZIENDE IN APPALTO, PER IL MONDO DEL LAVORO IN TUTTA ITALIA, PER LASCIARLO AI NOSTRI FIGLI QUANTOMENO COME I NOSTRI PADRI LO HANNO LASCIATO A NOI, NO PEGGIORE COME LO STANNO COSTRUENDO !!!!

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Il CCNL dei metalmeccanici è positivo per tutte le parti che l’hanno sottoscritto…tranne che per i lavoratori!

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UN RINNOVO BUONO SOLO PER I PADRONI

Il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici prevede nessun aumento salariale
certo, ma solamente gestione di denaro da parte dei consigli di amministrazione gestiti da sindacati e padroni; gli eventuali aumenti saranno assorbiti e i premi aziendali saranno completamente variabili. Read more

FLM UNITI CUB SALERNO: sottoscritto il contratto aziendale di secondo livello alla Guerrasio Antonio srl (Vertebra)

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La FLM Uniti CUB di Salerno ha sottoscritto con l’azienda Guerrasio Antonio Srl (Vertebra) di Roccapiemonte (SA), un accordo di secondo livello con riconoscimento di un welfare aziendale per tutti i dipendenti.

Il primo passo di un riconoscimento economico per i lavoratori che a partire di adesso percepiranno un premio di produzione. A tutto questo va aggiunto pure che i lavoratori riceveranno anche un ticket mensa elettronico per ogni giorno lavorato pari a 7 euro. per un totale massimo di aumento salariale complessivo di € 2250,00.

Passa dalla tua parte, Passa alla CUB

FLM UNITI SALERNO

COSA SI NASCONDE DIETRO I TRASFERIMENTI A CASSINO?

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La politica, della FCA ha modificato il sistema delle relazioni sindacali e industriali in Italia, ma pensare che sia finita qui è un errore.

Siamo di fronte ad una azienda che dopo aver spostato la sede legale in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna continua ad avere un indebitamento elevato e oggi ha il baricentro negli Usa dove fa il 60% del fatturato e delle vendite. L’Italia, pur con l’incremento delle produzioni del 2016 è lontana dal milione e seicentomila vetture prodotte prima dell’avvento di Marchionne.

Con questa situazione i ricatti sui lavoratori sono pesanti.

L’obiettivo contrattuale, dopo l’unilateralismo della prestazione lavorativa al comando dell’impresa, è la totale variabilità del salario. Un sistema che garantisce una competitività fortissima perché ad essere in competizione sono gli stabilimenti del gruppo tra di loro e i lavoratori tra di loro. Read more

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